SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'albero della povertà. L'assistenza nella Torino napoleonica

Franco Plataroti

Carocci, Roma 2000

Il Premio per gli Studi Storici sul Piemonte nell'Ottocento e nel Novecento ha reso possibile questo libro, che riguarda il sistema assistenziale torinese nel periodo dell'occupazione napoleonica, dal 1798 al 1814. Per mostrarne la complessità, l'autore si è proposto di considerare l'intera rete dei diciassette istituti pubblici cittadini, i molti agenti sociali coinvolti, i diversi livelli di interessi interdipendenti. Una scelta coraggiosa, trattandosi di un'opera prima, per la difficoltà a contenere la materia dopo averla resa tanto dilatabile. Ma l'autore riesce ad esercitarvi un notevole controllo, e cerca tra l'altro di rimettere a punto definizioni e problemi ricorrenti nella storiografia (cosa si intende per gestione laica del sistema caritativo? Come la si distingue da laicizzazione del sistema? Come si passa dalla dichiarazione del diritto all'assistenza alla pratica della selezione degli aventi titolo?). La fonte primaria finora inesplorata è il fondo della Commissione amministratrice degli ospedali e degli ospizi civili di Torino, che oltre ai verbali delle sedute contiene alcune lettere dei poveri bisognosi e beneficiati, nonché le lettere dei prefetti e dei maires, quelle dei sanitari, degli ecclesiastici, dei direttori e di altri "particolari" che operavano negli istituti a titolo e con mentalità molto diverse. Il volume segue i punti di vista di tali soggetti: le autorità francesi, il notabilato sabaudo con anche il clero e il ceto dei sanitari (i quali ultimi risultano affiancati più agli intenti rinnovatori francesi che non alle resistenze degli amministratori locali), ed infine i poveri assistiti, il punto di vista più difficile da cogliere. Soggetti ad una conduzione personalistica degli ospizi, costretti in spazi fisici descritti come invivibili, dove il rischio di morire aumenta (non solo tra gli esposti), i ricoverati sono ritratti specialmente nell'atto della protesta: sia in forme collettive e clamorose (sommosse, petizioni e volantini affissi per le vie di Torino), sia in espressioni individuali. La premessa del libro è che un modello laico, centralizzato e pubblico si sovrappose al modello religioso, autonomo e privato per gradualmente soppiantarlo; nella conclusione l'autore sembra un po' deluso di non aver trovato grosse differenze rispetto al passato, persistendo una cultura assistenziale di impronta marcatamente religiosa; nessun cambiamento di uomini nell'apparato e neppure differenziazioni nel trattamento impartito agli ospiti (alle donne in specie, benché spesso classificate in base ad una presunta tipologia di emendabilità), tra i quali la prevista istruzione scolastica era tale da risultarvi appena l'8% di alfabetismo rispetto al 51% della popolazione cittadina. Forse però quella premessa e quelle conclusioni comprimono troppo quanto di più e meglio la ricerca lascia emergere, a stadi di approfondimento diversi, in base alla documentazione impiegata, e che può certo risultare molto utile.


Patrizia Guarnieri