SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La France et l'Italie dans les Balkans 1914-1919. Le contentieux adriatique

Frédéric Le Moal

Prefazione di Georges-Henri Soutou, Paris, L'Harmattan, 407 pp., euro 32,00 2006

Questo denso volume affronta la storia dei rapporti franco-italiani dall'inizio della Grande guerra alla Conferenza della Pace del 1919. Utilizzando una mole cospicua di documenti, in parte inediti, provenienti da archivi francesi e italiani, l'autore si propone di gettare nuova luce sull'evoluzione delle relazioni fra due paesi che, benché alleati nella coalizione dell'Intesa, avevano nutrito sospetti reciproci fin dall'inizio delle ostilità, trovandosi poi alla Conferenza della Pace su posizioni divergenti. La tesi di fondo di Le Moal è che il contrasto aveva radici profonde, collegandosi strettamente alle diverse visioni che le diplomazie italiana e francese avevano sviluppato nei confronti dei Balcani. L'Italia stava portando avanti da alcuni anni dei progetti di penetrazione economica e politica verso la sponda orientale dell'Adriatico: un passo deciso in questo senso era stato compiuto nel 1912-13, quando Roma si era fatta garante dell'indipendenza albanese. La Grande guerra poneva però di fronte alla diplomazia italiana la prospettiva di una Serbia che, avvalendosi prima del movimento panserbo, poi di quello jugoslavo, avrebbe potuto insidiare le posizioni italiane in Istria, Dalmazia, Montenegro ed Albania. D'altra parte, la Francia, convertitasi nel corso della guerra alla politica delle nazionalità, vedeva nella Serbia un potente antemurale difensivo alla penetrazione del germanismo nei Balcani e tendeva quindi ad assecondarne le esigenze, pur nel continuo tentativo di mediare fra i due paesi alleati. L'autore segue parallelamente, nel corso della sua articolata disamina, le vicende belliche e l'evolversi delle posizioni diplomatiche. Com'è noto, la politica estera italiana, guidata da Sonnino, ancorata ad una visione tradizionale della diplomazia, non aveva recepito l'evoluzione della situazione geopolitica determinata da ciò che era allora definito il movimento delle «nazionalità oppresse». Le Moal ripercorre quindi gli eventi bellici e le occasioni di frizione con la Serbia da un lato e con la Francia dall'altro, per l'egemonia nelle posizioni-chiave dell'Adriatico orientale: Valona, Cattaro, Spalato, Fiume. Interessante l'attenzione che l'autore ha prestato anche a figure estranee alla diplomazia tradizionale, quali giornalisti e pubblicisti, nel loro ruolo di propagandisti politici. È il caso di Giovanni Baldacci, fratello del più conosciuto Antonio, insigne geografo e naturalista, animatore di una serie di iniziative propagandistiche a sostegno dell'indipendenza del Montenegro dalla Serbia. Fu infatti a partire da quegli anni che le potenze europee iniziarono ad avvalersi della collaborazione di uomini di cultura allo scopo di rendere più efficace la loro penetrazione politica in particolare presso le nuove nazioni balcaniche. In ultima analisi, l'impianto del volume, indubbiamente solido e convincente, avrebbe forse potuto giovarsi di qualche maggiore incursione al di fuori dello stretto ambito politico-militare, in direzione ad esempio del mondo della cultura, ma anche di quello dell'economia, permettendo di offrire in tal modo uno sguardo d'insieme più ampio sulle vicende storiche affrontate.


Stefano Santoro