SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Foibe rosse. Vita di Norma Cossetto uccisa in Istria nel '43

Frediano Sessi

Venezia, Marsilio, 149 pp., Euro 12,00 2007

Gli eccidi degli italiani nell'autunno del '43, subito dopo l'armistizio dell'8 settembre, le cosiddette «foibe istriane», nei territori dell'Istria dove era attivo il movimento di liberazione croato furono perpetrati «non solo per motivi etnici e sociali, ma anche per colpire in primo luogo la locale classe dirigente, e spinsero gran parte degli italiani della regione a temere per la loro sopravvivenza nazionale e per la loro stessa incolumità» (Commissione storico-culturale italo-slovena). Norma Cossetto, medaglia d'oro al valor civile nel 2005, è una di quelle 217 vittime - tante le salme recuperate, ma il numero degli scomparsi fu certo superiore e alcune fonti lo indicano in circa 500 persone. Era figlia del podestà, nonché segretario politico del Fascio e commissario governativo delle Casse rurali istriane, presso la località di Visinada. Di nazionalità italiana, militava nelle organizzazioni fasciste universitarie e, in più, era figlia di un proprietario terriero. Ma sono i suoi 23 anni a rendere questa storia particolarmente agghiacciante. Agghiaccianti sono le modalità attraverso cui fu torturata e rimase vittima di uno stupro collettivo presso il comando partigiano di Parenzo. Agghiacciante la sua fine, quando fu gettata ancora viva nella foiba di Villa Surani (135 m di profondità, presso Antignana) tra il 4 e il 5 ottobre '43. Il forte impatto emotivo di questa lettura si deve all'abile penna dello studioso e traduttore Ferdinando Sessi, che è riuscito a ricucire in una narrazione sospesa tra realtà storica ed immaginazione numerose testimonianze. Egli è noto oltre che per aver portato in Italia l'edizione definitiva del Diario di Anna Frank e il monumentale saggio di R. Hilberg, La distruzione degli Ebrei in Europa, anche per alcune fortunate ricerche sugli effetti che la violenza totalitaria (nazista e comunista) ha prodotto sugli uomini e sulle donne che ne sono stati vittime. E a quest'ottica «psicologica» guarda anche il presente volume, nel denunciare ancora una volta gli eccessi di violenza e terrore che si manifestano quando «la centralità della vita umana [è] sostituita dalla ragion politica e di Stato» (p. 141), ma pure nel cercare di sottrarre la figura della Cossetto dalla strumentalizzazione politica che fino agli anni '90 l'ha voluta esclusivamente martire della destra nazionale.Crediamo che si tratti di un volume ben costruito e di gran pregio per due ragioni: perché mantiene ben separato l'ambito della storia da quello della politica nell'affrontare un tema così delicato quali sono le foibe, diventato troppo spesso strumento di legittimazione; inoltre, perché la categoria della violenza ci sembra particolarmente adatta a narrare attraverso una prospettiva super partes la storia del confine orientale - lacerato da nazionalismi e utopie politiche - dove le vittime e i carnefici si sono spesso interscambiati i ruoli e dove anche grazie al sacrificio di Norma e di quanti subirono ugual sorte, «si può continuare a credere che l'uomo meriti di rimanere lo scopo dell'uomo, persino in condizioni estreme» (p. 132).


Monica Rebeschini