SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Alle origini del moderno occidente tra XIX e XX secolo

Fulvio Cammarano (a cura di)

Soveria Mannelli, Rubbettino, pp. 180, euro 12,00. 2003

L'occidente è prevalentemente un modello politico e istituzionale o una realtà culturale capace di condensare valori e progetti accumulati nel tempo? Questo interrogativo, su cui si è cimentato ripetutamente Chabod con lavori ancora di grande attualità, è stato riproposto con insistenza in occasione del dibattito sulla nuova Costituzione europea. Questo volume individua nel passaggio fra Ottocento e Novecento il cammino nuovo che l'idea europea e geografica di occidente ha intrapreso per ricomporsi in termini nuovi e originali; e indaga questo passaggio senza proporre un modello univoco e onnicomprensivo, ma riflettendo su alcuni momenti, paesi, esperienze capaci di verificare le ipotesi interpretative presenti nel dibattito storiografico. Nella sua introduzione Cammarano sottolinea come il termine occidente prenda corpo nel confronto e nella definizione del nemico (a est, il panslavismo e l'islamismo ottomano), come trovi nella spedizione internazionale contro la Cina in occasione della rivolta dei boxer la sua ?prima rappresentazione sul campo? (p. 13), come la guerra ispano-americana costituisca un punto di svolta nella vocazione occidentale degli Usa e come anche il boslcevismo abbia contribuito a ridefinire il concetto culturale di occidente. La scelta di offrire contributi empirici ma storiograficamente densi piuttosto che modelli interpretativi si rivela di notevole efficacia, evitando i rischi di concettualizzazioni generiche e ponendo importanti tasselli per un futuro lavoro di sintesi. La rivisitazione dell'idea di occidente dentro le riviste italiane nel passaggio tra Otto e Novecento ? compiuta da G. Guazzaloca ? mostra la ricchezza e l'articolazione di un dibattito che avrebbe forse potuto essere inserito nella cornice di ?crisi di fine secolo? analizzata con finezza sul versante culturale da Luisa Mangoni. La valutazione critica dell'interpretazione toynbiana di ?Western civilization?, fondata negli anni 20 sulla scorta dell'analisi dei risultati della pace dopo il primo conflitto mondiale, permette a T. Tagliaferri di collegare il lavoro storiografico e quello di specialista di international affairs del grande storico inglese e di offrirci un ritratto intellettuale di grande interesse e vivacità. Il ruolo della Turchia europea nella definizione di occidente e il suo carattere duplice e indeterminato (orientale e occidentale, danubiana e mediterranea) sono analizzati da S. Trinchese all'interno della complessa situazione caratterizzata dal declino ottomano e dal sorgere del nazionalismo panturco. I saggi che riescono meglio a risolvere l'ambizione del volume di legare l'analisi empirica con una riflessione concettuale che tenga conto dei risultati della storiografia e delle scienze sociali sono quelli di E. Capozzi sull'orizzonte democratico di Wilson e di G. Cigliano sull'immagine dell'occidente nell'impero zarista; non a caso sui due paesi che si affacciano al XX secolo da protagonisti e con l'aspirazione a diventare eredi dell'Europa. Attraverso la riflessione e l'azione politica di Wilson vediamo in fieri l'idea di universalizzazione dei fondamenti della democrazia e dell'America come compimento dell'occidente, o almeno del suo riscatto democratico; nel confronto tra spinte all'europeizzazione e valorizzazione delle radici autocotone, troviamo il contributo che la Russia dell'epoca zarista, e in specie la sua intelligencija, ci trasmette ancora sui rapporti tra occidente e oriente.


Marcello Flores