SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il nemico in politica. La delegittimazione dell'avversario nell'Europa contemporanea

Fulvio Cammarano, Stefano Cavazza (a cura di)

Bologna, il Mulino, 240 pp., Euro 19,00 2010

Curato da due storici di vaglia, questo libro ha un titolo che evoca Carl Schmitt, ma è scaturito, in realtà, da una riflessione sul sistema politico del nostro paese e da una generale insoddisfazione storiografica. A ragion veduta, i curatori sostengono che la questione della delegittimazione appare sempre di più come la «chiave di volta» del discorso pubblico italiano. Il fatto è, però, che a un sempre più massiccio impiego giornalistico e politico del termine non corrisponde un'adeguata sistemazione concettuale, poiché la storiografia ha finora sostanzialmente ignorato il problema della delegittimazione.Non si può non essere d'accordo, ma, al tempo stesso, non si può non ricordare una significativa eccezione, costituita da un fondamentale saggio sul tema di Luciano Cafagna. Collegandosi a quel modello interpretativo, che viene esplicitamente richiamato, Cammarano definisce la delegittimazione un «atteggiamento di contestazione radicale della legittimità di un potere o di un'aspirazione al potere». Avvalendosi di questa categoria analitica, i curatori delimitano innanzitutto il campo di indagine, che è quello della politica contemporanea. Si tratta di una scelta pienamente condivisibile, poiché, come essi spiegano in modo convincente, è in un simile contesto che i processi di delegittimazione diventano più visibili, in virtù del carattere di massa della politica contemporanea, dell'importanza che assumono gli assetti costituzionali degli Stati e del ruolo che vi svolgono le elezioni. All'interno di questi assi cartesiani di riferimento, in cui viene dato un risalto adeguato alla comparazione e alle «transizioni di regime», si sviluppano i vari contributi, che affrontano il tema della delegittimazione da diversi angoli prospettici.In una scheda, non si può dar conto dei vari saggi, tutti di ottima fattura, in modo dettagliato, ma si può fare un cenno al loro contenuto. Cammarano e Cavazza affrontano la questione della delegittimazione nell'Italia liberale, nella Repubblica di Weimar e nell'Italia del secondo dopoguerra. Jörn Leonhard, Ilaria Favretto e Andrea Baravelli analizzano il problema del «nemico interno», e lo fanno prendendo in esame, rispettivamente, la guerra franco-prussiana del 1870-1871, l'allarme per il «pericolo rosso» nella Gran Bretagna del XX secolo e le campagne elettorali italiane del primo dopoguerra. Dal canto loro, Paolo Pombeni e Riccardo Brizzi leggono il tema attraverso due grandi personalità del '900, De Gasperi e de Gaulle. Fabrice D'Almeida, infine, esaminando in particolare il caso francese, riflette sul peso che la vita privata ha avuto nella delegittimazione politica durante il '900.Apripista per nuove investigazioni, in quanto ricco di spunti, il libro consente una riflessione di carattere generale, che è la seguente. Le pratiche di delegittimazione sembrano rivelarsi inefficaci in quegli Stati in cui vi è un accordo forte sui fondamenti, in quanto gli attori politici si riconoscono pienamente in quella comunità di appartenenza che è la nazione.


Loreto Di Nucci