SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La massoneria a Firenze. Dall'età dei Lumi al secondo Novecento

Fulvio Conti (a cura di)

Bologna, il Mulino, 510 pp., Euro 37,00 2007

Questo volume, a più mani, è un solido contributo nel filone degli studi sulle vicende liberomuratorie - campo di ricerca notoriamente insidioso e dai confini sfuggenti - affrontate di recente in altri lavori su scala locale e in opere di ampia sintesi (si veda, ad esempio, il ventunesimo Annale dell'einaudiana Storia d'Italia). Il caso di associazionismo massonico di cui si tratta, nel lungo periodo, è quello di Firenze, ove sorse fra il 1731 e il 1732 quella che viene ritenuta la prima loggia italiana. In pagine fittissime di riferimenti a uomini e idee di una società civile in formazione in cui cresceva la domanda di associazionismo, Renato Pasta ne ricostruisce l'avvio in una prospettiva cosmopolitica, impregnata di istanze razionalistiche, antiesoteriche e filantropiche, destinata a protrarsi sino all'età napoleonica. La rarefazione delle fonti ha invece reso arduo il tentativo di Antonio Chiavistelli di individuare tracce di attività massonica fra la Restaurazione e l'Unità, incrociando la vexata quaestio del rapporto tra massoneria e settarismo carbonaro. Tra gli anni '40 e '50, alle suggestioni dell'associazionismo segreto subentrò l'attrattiva per luoghi di ritrovo ove lo scambio critico di opinioni creò una delle premesse dell'epilogo risorgimentale e il retroterra dello sviluppo massonico postunitario. Sul quale si sofferma Anna Pellegrino inserendolo nel contesto di una rete associativa al cui centro era la Fratellanza artigiana, sodalizio democratico che ebbe con la massoneria duraturi legami. Anche a Firenze, dopo l'Unità, essa funse da punto di riferimento ideologico e simbolico della piccola e media borghesia delle professioni, del commercio e degli impieghi, laica, anticlericale, liberal-democratica, attiva sotto l'egida del trinomio istruzione-igiene-beneficenza, mentre a fine secolo andò accentuando la sua fisionomia di luogo ove intrecciare relazioni utili a carriere professionali o politico-amministrative. Tra età giolittiana e dopoguerra - scrivono Laura Cerasi e Roberto Bianchi - la massoneria visse una fase di protagonismo: dalla stagione delle alleanze bloccarde all'adesione, dopo il loro fallimento e l'appannarsi delle opzioni democratiche e anticlericali, alla battaglia interventista, fino alla contiguità con il fascismo delle origini. Su di essa tuttavia si sarebbe poi abbattuta l'azione repressiva del regime, che nel 1925 mise al bando tutte le associazioni segrete. Fulvio Conti tratteggia infine la ripresa massonica dalla liberazione agli anni '60 nei mutamenti nel profilo sociale degli iscritti, negli orientamenti, nella vocazione politica e nel disegno di penetrazione nella società civile.Dall'esaustivo quadro della realtà liberomuratoria emerge con evidenza l'identità dei quadri intermedi dei nuovi ceti emergenti fiorentini che vi furono coinvolti, anche se talora la minuzia della ricostruzione non rende del tutto perspicuo il suo raccordo con le dinamiche del contesto politico-sociale cittadino.


Maria Luisa Betri