SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La storia e i maestri. Storici cattolici italiani e storiografia sociale dell'educazione

Fulvio De Giorgi

Brescia, La Scuola, pp. 201, euro 20,00 2005

La storia e i maestri di Fulvio De Giorgi costituisce un'agile e interessante rassegna sui protagonisti della storiografia cattolica italiana che si sono occupati di storia dell'educazione. Tuttavia, all'espressione ?storiografia cattolica?, controversa perché non tiene conto delle diversità tra intellettuali, posizioni e correnti del cattolicesimo, Fulvio De Giorgi preferisce l'espressione ?storici cattolici?, più rispettosa di diversità individuali non riducibili a un'unità fittizia. Nel contempo, l'autore mira però a ?ricostruire un grande album di famiglia, con molteplici reti di relazioni, rapporti di scuole, linee di discepolato? (p. 7), una sorta di prosopografia che evidenzia i contributi dei singoli, ma anche i rapporti interpersonali, scientifici, accademici. Lasciando sullo sfondo le ricerche di storia della pedagogia, De Giorgi si è concentrato prevalentemente sul rapporto tra storia dell'educazione e storia sociale. A proposito della scuola cattolico-liberale, che aveva indagato la storia dell'educazione del clero (Rosmini), quella del formarsi di un pregiudizio (Manzoni nella Storia della Colonna Infame), la storia d'Italia come storia dei rapporti culturali tra popoli (Troya), le biografie di educatori cattolici (Capecelatro), l'autore mette in evidenza le ambizioni a un'egemonia culturale e politica sulla nazione che andava formandosi, e il contributo dato al formarsi di miti e autorappresentazioni nazionali. Con la sconfitta del neoguelfismo, e più tardi con la questione romana, gli storici cattolici abbandonarono le ambizioni a una storia sociale complessiva e si chiusero su ricerche più specialistiche. È tra l'Unità e i primi del Novecento che maturano le ricerche di Giuseppe Toniolo e Giuseppe De Leva, le cui posizioni rappresentavano un ponte tra il cattolicesimo liberale di primo Ottocento e i prodromi del modernismo, mentre Mario Bendiscioli e Ettore Passerin d'Entrèves si dedicarono tra le due guerre rispettivamente al mondo tedesco e al problema del totalitarismo, e a una storia religiosa del Risorgimento. Nel secondo dopoguerra, quando la forte influenza di Maritain e del personalismo fu tramite di una cultura democratica, si moltiplicarono le iniziative, tra le quali la rivista «Il Mulino», sulla quale conversero studiosi cattolici di area dossettiana, e l'Archivio italiano per la storia della Pietà di Giuseppe De Luca. Il libro si conclude sugli sviluppi negli anni Ottanta della storiografia di Pierangelo Schiera e Paolo Prodi, teorici del disciplinamento e della confessionalizzazione, e sugli studi di Luciano Pazzaglia e Pietro Scoppola, ?più attenti alle potenzialità di una storia politica innovata? (p. 166). Nelle conclusioni, De Giorgi pone in evidenza quello che ritiene essere il problema fondamentale per la storia dell'educazione: il muoversi tra i due estremi di una perdita di autonomia disciplinare per cui rischia di essere completamente riassorbita dentro la storia sociale e culturale, e quello di tornare a essere storia della pedagogia tradizionale, separata dalla storia culturale della società.


Luisa Tasca