SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La ?gente di Toscana? e il Risorgimento. Rapporti del 1848

Gabriele Paolini (a cura di)

Firenze, Fondazione Spadolini-Nuova Antologia ? Le Monnier, pp. 181, euro 12,00 2003

Nel luglio del 1848 il governo moderato toscano pensò di rafforzare l'esercito toscano, indebolito dai rovesci di Curtatone e Montanara e minacciato dall'offensiva austriaca, con una leva militare straordinaria. Prima di avviare le procedure di reclutamento, inviò una circolare a tutte le autorità periferiche del Granducato chiedendo di riferire sullo ?spirito della popolazione? in relazione a questo provvedimento. Delle centinaia di risposte fornite da prefetti, pretori, gonfalonieri, parroci di tutta la Toscana e conservate in due grosse buste dell'Archivio di Stato di Firenze, questo piccolo volume ne riproduce solo 200, scelte in virtù della maggiore ricchezza d'informazioni presenti e in base alla loro rappresentatività del territorio toscano. Nell'Introduzione Paolini ricostruisce puntualmente il contesto in cui si inserisce quest'inchiesta e i risultati da essa conseguiti, che convinceranno il governo a non procedere al nuovo reclutamento, ma piuttosto ad affidarsi ai volontari della guardia civica. Quasi unanime è infatti la netta ostilità dei toscani nei confronti di una nuova leva: un'ostilità che viene attribuita da un lato ad elementi quasi naturali, come la mitezza e lo scarso spirito bellico del Granducato, dall'altro all'incapacità delle classi popolari di capire le ragioni della guerra patriottica. Una guerra ? si riferisce in diversi rapporti ? che viene percepita come frutto degli intrighi e degli interessi dei ?signori?, soprattutto perché ?le idee di nazionale Indipendenza [..] sono astrazioni che [la popolazione] non sa concepire perché la Nazione si riconcentra nel Luogo di sua dimora o al più nella sola Toscana? (p. 16). Questa generale ostilità potrebbe tradursi, secondo i funzionari, non solo in renitenza, ma in forme di ribellione e di banditismo, come era avvenuto nel periodo napoleonico. Paolini sottolinea il ruolo chiave attribuito al clero come canale di evangelizzazione patriottica, tanto da essere oggetto di pressanti e numerosi inviti da parte del governo toscano a predicare nelle chiese a favore della causa nazionale. Si arriva anche a progettare di inserire i parroci nelle commissioni di arruolamento. In realtà, come questi stessi rapporti mostrano, il comportamento del clero è tutt'altro che omogeneo: accanto ad entusiasti patrioti, vi molti parroci che rispondono agli inviti del governo per tradizionale dovere d'obbedienza all'autorità, e altri infine che, al contrario, sono protagonisti della propaganda ?reazionaria?. Per quanto parziale, la pubblicazione di questi rapporti è quindi interessante per almeno due ragioni: da un lato danno conto dei comportamenti e della mentalità dei loro estensori (funzionari, ecclesiastici, gonfalonieri); dall'altro, essi danno in qualche modo voce a soggetti sociali spesso silenti e permettono di intravedere quale fosse l'atteggiamento delle classi popolari di fronte alle ?politiche innovazioni? del Quarantotto.


Enrico Francia