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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'eclissi della democrazia. La guerra civile spagnola e le sue origini 1931-1939

Gabriele Ranzato

Torino, Bollati Boringhieri, pp. XXV-692, euro 40,00 2004

Frutto di molti anni di ricerche e di riflessioni, questo lavoro di Ranzato si raccomanda per almeno tre buoni motivi. Perché, anche al di là dei limiti cronologici indicati dal sottotitolo, ricostruisce le origini e le dinamiche, gli eventi e i motivi profondi della guerra civile in modo da renderli ben intelligibili al lettore non spagnolo. Perché introduce tagli interpretativi nuovi e giudizi originali rispetto alle opere di sintesi ? soprattutto anglosassoni, da Hugh Thomas a Paul Preston ? sinora più diffuse in Italia. Infine perché, pur nel riferimento costante alla vicenda spagnola, e anzi partendo da essa, affronta, in termini a mio avviso assai convincenti, un tema di portata universale e di cruciale importanza come quello richiamato nel titolo: l'eclissi (pressoché totale) della democrazia nell'Europa fra le due guerre mondiali. L'analisi di Ranzato non si ferma infatti al classico rinvio all'arretratezza della società spagnola e alle deboli radici della democrazia iberica, o alla rituale deplorazione delle divisioni del fronte repubblicano, o alla scontata denuncia dell'aggressività di una destra retriva e reazionaria, più clerical-legittimista che fascista, di cui Franco seppe farsi interprete e vindice. Il nodo che emerge con nettezza è quello della scarsissima fiducia, in larga parte comune all'intero arco delle forze politiche di destra e di sinistra (con poche eccezioni: Alcalá Zamora e, in parte, Negrín), nella democrazia liberale in quanto rispetto di regole e procedure condivise: ?Non si trattava?, scrive Ranzato, ?solo della salvezza della Repubblica, ma anche di una diffusa intolleranza ? seminata da decenni di pseudo-democrazia ? della sconfitta elettorale e di una vera alternanza: perché repubblicani come monarchici, destra come sinistra, una volta pervenuti al potere, lo pensavano ? o sentivano intimamente ? perpetuo; perciò percepivano il potere della parte avversa come un'insopportabile interruzione del loro, che minacciava di restare a sua volta perpetua se accettata passivamente? (p. 207). Dovrebbe essere superfluo (ma forse non lo è) aggiungere una precisazione: sottolineare storture teoriche e contraddizioni del campo repubblicano (o descriverne gli eccessi, del resto ben conosciuti) non significa, per l'autore, parificare le responsabilità delle parti in lotta o sminuire la gravità dell'attacco portato dal Putsch franchista a un governo regolarmente eletto, e nemmeno sottovalutare l'importanza del quadro internazionale (qui peraltro adeguatamente trattato) e dei connessi errori delle potenze democratiche. Il punto, evidentemente, non è questo, o non è solo questo. Il tema cui Ranzato ci richiama riguarda soprattutto lo stato semicomatoso delle istituzioni e delle ideologie democratiche negli anni Trenta: non solo in Spagna, ma nell'intera Europa continentale (Francia compresa); non solo nel pensiero e nell'opera dei nemici dichiarati della democrazia liberale, ma anche nella cultura politica di quelle forze (socialiste e cattoliche) che di quella democrazia si sarebbero fatte, nel secondo dopoguerra, protagoniste e garanti.


Giovanni Sabbatucci