SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Giuseppe Pella. Un liberista cristiano

Gabriella Fanello Marcucci

Soveria Mannelli, Rubbettino, 427 pp., Euro 20,00 2007

Giuseppe Pella è stato uno degli artefici della ricostruzione economica dell'Italia dopo la seconda guerra mondiale, tanto che si parla di «linea Pella» a proposito del rigore monetario, della severità nei conti pubblici, del favore per il multilateralismo e la liberalizzazione degli scambi e dei pagamenti, obbedendo ai quali l'economia progredì rapidamente fino al miracolo economico. Nato vicino Biella nel 1902 da una modesta famiglia di operai-mezzadri, Pella riuscì ad affermarsi negli studi e ad emergere professionalmente come commercialista, docente di contabilità, consulente ed esperto dell'industria laniera. Dopo aver compiuto le prime giovanili esperienze politiche con il movimento cattolico piemontese, si dedicò alla professione nella sua città, ritornando in politica solo dopo la guerra come candidato, eletto, per la DC all'Assemblea Costituente nel 1946. Dopo pochi mesi assumeva un primo incarico di sottosegretario e nel 1947 era già ministro delle Finanze nel IV governo De Gasperi, rimanendo poi nella cabina di regia di tutti i governi centristi fino al 1953. Nella seconda legislatura, caratterizzata dalla difficile battaglia di successione a De Gasperi, egli fu il primo presidente del Consiglio, sia pure per breve tempo, nella seconda metà del 1953. Affrontò, allora, l'ennesima crisi scoppiata sulla questione di Trieste con energico piglio nazionalista (insieme al suo ministro della Difesa, Taviani). Ricoprì, in seguito, vari prestigiosi incarichi governativi (l'ultimo nel 1972 nel I governo Andreotti), e esercitò nella DC il ruolo di autorevole rappresentante dell'ala destra, avverso all'interventismo statale, al partito della spesa e dell'inflazione, all'apertura a sinistra.L'a. di questa biografia è stata responsabile dell'Archivio storico della DC, ha pubblicato altre biografie di esponenti democristiani, da Scelba a Piccioni. Si muove quindi con una certa autorevolezza fra le fonti del partito e, in questo caso, si giova della consultazione dell'Archivio Pella custodito dalla Cassa di risparmio di Biella. Il suo studio, ben organizzato e valorizzato da una veste editoriale elegante e accurata, è esauriente per una prima ricostruzione della figura di Pella, ma al di sotto di una vera biografia storico-critica. Infatti, non fa alcun riferimento alla vasta produzione storiografica sulla ricostruzione, sulla politica economica italiana, sulla stessa vita interna della DC. È difficile, quindi, capire quanto le notizie qui diligentemente raccolte ed esposte apportino elementi nuovi. Non manca qualche considerazione critica e qualche spunto interpretativo, slegato però dal dibattito storiografico. Vi è il tentativo lodevole di presentare anche elementi della biografia personale, degli interessi intellettuali, del legame con il Piemonte, della vita religiosa di Pella. Un capitolo è dedicato al suo ruolo nella fase di costruzione dell'Europa: egli fu, tra l'altro, presidente dell'Assemblea comune della CECA dal 1954 al 1956. Si tratta di un profilo biografico utile ma limitato; molto resta ancora da indagare su una figura di primo piano della storia repubblicana.


Ruggero Ranieri