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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’unificazione nazionale nelle Marche. L’attività del regio commissario generale straordinario Lorenzo Valerio: 12 settembre 1860-18 gennaio 1861,

Gabriella Santoncini

Milano, Giuffrè, X-328 pp., euro 25,00 2008

Si inizia con un saggio storiografico sul processo di unificazione delle Marche e sul torinese Lorenzo Valerio, tratteggiato sulla scorta dell’epistolario curato soprattutto da Adriano Viarengo: in giovinezza democratico «per convinzione» e poi «personalità dialogante» con il movimento democratico italiano (p. 55), Valerio si impegnò dal 1848 per l’unificazione nazionale, mostrandosi «unitario in politica» (p. 52) e fedele alle direttive governative, senza rinunciare a margini di autonomia. Alcune questioni biografiche restano però sospese, pur nella convinzione che la scomparsa precoce (1865) gli impedì di diventare un sicuro protagonista «dell’Italia unita» (p. 56).Il libro si articola in due lunghe parti, suddivise rispettivamente in tre e quattro capitoli. La prima, che va dall’assunzione dei poteri di Valerio nelle Marche agli ultimi decreti emanati a Senigallia, prima sede provvisoria di governo marchigiana, esplora gli aspetti della promulgazione della legge Rattazzi e i non pochi casi di «stato dentro lo stato» (p. 106), tratto tipico della periferia marchigiana, percepito dal commissario sia come fonte di instabilità sia come limite al suo operato: un limite che evitò una sollecita rispondenza da parte delle autorità periferiche alle disposizioni emanate da Valerio. La seconda parte inizia con la conquista di Ancona, affronta la preparazione del plebiscito e i risultati di un’annessione vissuta come una vittoria da cui, visto che subentrava alla conquista militare, non si poteva tornare indietro: nonostante una partecipazione al voto inferiore rispetto agli altri plebisciti, Valerio «valutò positivamente» (p. 286) lo svolgimento del voto.In un’opera in cui si contano diversi refusi, l’a. si è posta come obiettivi «l’accertamento dell’attività concreta» svolta da Valerio e l’approfondimento «dei problemi storici e storiografici» legati ai decreti da questo promulgati (p. 233). L’ordinata esposizione delle fonti - con una base archivistica frammentaria, sostenuta dalle fonti a stampa, tra cui le preziose Ricordanze di Gaspare Finali - e un apparato critico consistente, ma non esente da ampollosità, supportano la studiosa che presenta una disanima accurata sul piano giuridico, ma non sempre convincente sul piano storiografico. Iventisei rimandi al Dizionario del Risorgimento Nazionale diretto sotto il regime fascista da Michele Rosi risultano fuori luogo e oscurano la recente, vivace, produzione di studi a livello nazionale e marchigiano. Così per un personaggio del calibro di Terenzio Mamiani, il lettore si vede rinviato all’ottuagenaria scheda di Esilio Michel quando il pesarese è stato ampiamente indagato in due tomi (2004, 2006) da Antonio Brancati e Giorgio Benelli; e molti di quei notabili che assunsero il potere nelle Marche tra 1860 e 1861 - il cui ruolo esigeva un’analisi più attenta - vantano studi critici e aggiornati: ad esempio, al conte Camillo Marcolini, sommessamente citato a p. 87 come vice commissario, sono stati dedicati nel 2006 due convegni di studi e un ampio volume.


Marco Severini