SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Scritti di storia e politica, a cura di Giuseppe Aragno

Gaetano Arfé

Napoli, La Città del Sole, pp. 425, euro 30,00 2005

È una raccolta di scritti recenti dello storico napoletano, pubblicata, per i suoi 80 anni, a cura di Giuseppe Aragno, che ha scritto anche la partecipe prefazione, nella quale emergono tutte le caratteristiche del ?fare storia' di Arfé, le sue capacità narrative (?tu non sei uno storico, tu sei un cantastorie?, lo apostrofa ammirato un vecchio compagno dopo averne sentito la commemorazione di Andrea Costa), il rapporto tra il giornalista, il militante e lo studioso, la lunga fedeltà alla storiografia etico-politica (tra Croce, incontrato nel 1942, che gli regala una copia del suo libro sul materialismo storico, e Gramsci, letto avidamente alla fine della guerra), il senso della responsabilità connesso al mestiere di storico. Una concezione della storia affermata peraltro dallo stesso Arfé: ?La spinta a occuparmi di storia mi venne non dall'accademia ma dagli eventi dei quali ero partecipe [?] e di qui il dovere che sentivo di lavorare e scrivere non soltanto per le corporazioni degli storici, ma anche, e principalmente, per le persone tra le quali vivevo e operavo? (p. 61). È una visione delle cose che sembra entrata in crisi in questi quindici anni e questi scritti sono pervasi dal senso dell'appartenenza al ?mondo di ieri', ma anche dal desiderio di non arrendersi. In quest'ambito si collocano i problemi affrontati da uno storico dichiaratamente non ?neutrale? (e critico di quello che, a buon diritto, definisce ?nichilismo storiografico?) come Arfé: il socialismo come ?regola di vita? e l'unità europea come obiettivo (scoperti in quell'esperienza di ?Internazionale della montagna? che fu la resistenza combattuta in Valtellina); la difesa delle ragioni della Resistenza e della Costituzione (non come esercitazione retorica, ma come problema storico) e la critica serrata nei confronti del revisionismo storiografico, ?offensiva ideologica non più contro un'interpretazione della Resistenza indubbiamente segnata dagli anni, ma contro la Resistenza in sé, per la demolizione del suo ethos politico? (p. 171). Non sono solo scritti di occasione, quelli presenti in questa raccolta, ma toccano anche alcuni nodi del dibattito storiografico, ad esempio la critica dell'utilizzo della categoria di ?guerra civile? per il periodo 1943-45, in quanto essa ?sfuma l'importanza di due fatti tra loro connessi: che la Resistenza fu manifestazione nazionale di un fenomeno di dimensione europea; che il governo di Salò sorse per volontà di Hitler? (p. 209). Oppure la polemica verso i cultori della ?morte della patria?, per i quali ha parole di indignazione, ma anche di rara efficacia: ?A ferirla, colpevole Mussolini, complice necessario Vittorio Emanuele III, erano stati gli assassini impuniti di Giacomo Matteotti e di Giovanni Amendola, a violentarla erano state le leggi fascistissime che sopprimevano ogni libertà, a scempiarla le guerre d'Etiopia e di Spagna, a infamarla le leggi razziali, a decretarne la definitiva condanna la dichiarazione di guerra a fianco della Germania nazista. A darle l'ultima mortale ferita era stato il colpo di Stato del 25 luglio. Quel giorno morirono insieme la patria di Mussolini e quella del re? (p. 352).


Giovanni Scirocco