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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il monumento alla Libertà e ai Caduti. Commemorativo del 27 maggio 1860 e dedicato ai Caduti siciliani in guerra

Gaetano Blandi

Palermo, Axon, pp. 123, s.i.p. 2002

Il 27 maggio 1910, cinquant'anni dopo l'ingresso dei Mille, Palermo inaugurava il suo monumento a ricordo dell'evento. Un imponente obelisco, progettato da Ernesto Basile, si ergeva sopra un basamento (scultore Antonio Ugo) nel quale spiccavano le due grandi statue femminili della Sicilia e della Madre Patria. Ai lati due altorilievi rettangolari (ultimati nel 1930) formavano le allegorie della Battaglia e del Trionfo. Sul prospetto principale dell'obelisco l'epigrafe del poeta Rapisardi inneggiava all'impresa garibaldina come ?auspicio di liberazione a tutti gli oppressi del mondo?. La vicenda è interessante soprattutto alla luce degli interventi che modificarono la struttura estetica, il significato simbolico e l'uso pubblico del monumento. Dopo la prima solenne inaugurazione, esso ebbe infatti altre due consacrazioni, nel 1930 e nel 1931. Il Comune ne dispose il riadattamento al fine di rispondere alle richieste di un omaggio ai caduti della Grande Guerra: il monumento si riqualificava come visualizzazione del patriottismo siciliano, simbolo della continuità che univa il volontarismo garibaldino al sacrificio consumato nelle trincee. Il 4 novembre 1930, mentre cinquemila giovani giuravano fedeltà al regime fascista, fu inaugurata la statua in bronzo in cima all'obelisco, un'opera di Rutelli che raffigurava la Vittoria alata: sul pilastro di destra la data del 1910 fu sostituita da quella del 1918, mentre nel retrospetto furono collocate una targa bronzea ?ai caduti di Sicilia per la patria? e due lapidi con il bollettino della vittoria. L'anno dopo, sempre su progetto di Basile, fu inaugurata la precinzione architettonica, un'esedra semicircolare a colonne, intervallata da un grande varco d'accesso e «destinata a conferire al monumento stesso un isolamento virtuale in uno spazio metafisicamente chiuso e convenzionalmente delimitato» (p. 75). Con quest'opera, che conteneva gli stemmi araldici di tutte le province dell'isola, si completava la riconsacrazione del monumento ad ?altare? dei caduti siciliani in guerra. Il libro, corredato da un ricco apparato fotografico, riporta opportunamente i discorsi pronunciati dalle autorità in occasione delle cerimonie celebrative (Orlando nel 1910 e Manaresi nel 1931). Limitandosi a indicare le tappe della storia del monumento e descrivendone le caratteristiche dal punto di vista artistico e architettonico, esso non ha ambizioni di approfondimento storiografico: soffre inoltre di una prosa che tende a mutuare, con un compiacimento fin troppo insistito, locuzioni enfatiche, spesso appiattite sui resoconti giornalistici dell'epoca. Pur con questi limiti, si tratta di un contributo che va accolto per il valore documentario che offre su un caso importante di politica monumentale nella fase di passaggio dall'Italia liberale all'Italia fascista. Ne esce confermata l'opportunità, direi quasi l'urgenza, di uno sforzo di ricerca sulla pedagogia patriottica e sulla simbologia politica nell'Italia meridionale, la cui rilevanza non ha trovato finora spazio all'interno del prolifico filone di studi sull'identità nazionale.


Massimo Baioni