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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Franco e Mussolini. La guerra mondiale vista dal Mediterraneo: i diversi destini di due dittatori

Gennaro Carotenuto

Milano, Sperling & Kupfer, pp. 244, euro 17,00 2005

Se la bibliografia sulla guerra civile spagnola disponibile in italiano è ormai abbastanza cospicua, sia grazie alle traduzioni sia grazie a lavori importanti come quello di Gabriele Ranzato, diversa è la riflessione da fare sul periodo successivo alla guerra civile, quello della non belligeranza franchista durante il secondo conflitto mondiale. Questo volume, sulla traccia di un'importante ricerca documentaria condotta in Spagna, Italia e Inghilterra, e seguendo le ipotesi di lavoro che soprattutto le storiografie spagnola e anglosassone hanno negli ultimi decenni avanzato, prova a offrire al pubblico italiano un racconto complesso delle relazioni italo-spagnole dalla fine della guerra civile spagnola al 25 aprile 1945. Il cuore del volume sta nell'analisi della scelta del regime spagnolo di non intervenire nel secondo conflitto mondiale, nonostante le spinte ideologiche e le pressioni. L'ipotesi interventista fu a lungo accarezzata da Franco, come una grande tentazione alimentata da un'intensa propaganda filotedesca da parte del settore falangista del nuovo regime, guidato da Ramón Serrano Súñer, cognato del dittatore e ammiratore di Hitler. La tentazione bellica, l'atteggiamento chiaramente vicino all'Asse del nuovo regime, la stessa volontà del caudillo di intervenire in guerra tuttavia non bastarono: perché la Spagna si limitò alla non belligeranza, benché ?attiva? e chiaramente favorevole all'Asse? Il volume tenta di sfatare uno dei miti più longevi che continuano ad attorniare la figura di Franco, quello della presunta saggezza del dittatore, capace, nonostante le pressioni italo-tedesche, di resistere alle sirene interventiste, di chiudere gli occhi davanti al miraggio di Gibilterra sottratta agli inglesi, di sottrarsi alle mitologie imperialiste. A partire dai dati demografici ed economici, l'autore mostra l'impossibilità stessa per la Spagna di intervenire in un conflitto che avrebbe portato, come conseguenza, l'isolamento internazionale e il blocco dei contatti con l'Atlantico: blocco impossibile da gestire in un paese devastato da tre anni di conflitto, carente di materie prime, affamato e dipendente dai rifornimenti inglesi per ogni necessità energetica e di approvvigionamento alimentare. Alla fine, nell'oscillazione fra l'Asse e gli Alleati, più che la calamita ideologica poté la fame, ovvero la necessità di avere garantiti i rifornimenti angloamericani. Accanto a questo tema, emerge anche un altro motivo rilevante, quello della necessità di un ridimensionamento del ruolo e della figura del duce, e in generale dell'Italia, nelle scelte del regime spagnolo. La Spagna non fu mai un satellite italiano, e il vero canale di trattativa fra Spagna e l'Asse passava attraverso il rapporto fra spagnoli e tedeschi: del resto è la Germania, l'esempio nazista, ad affascinare il settore falangista, dominante nei primi anni del franchismo.


Carmelo Adagio