SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Genova nell’Ottocento. Da Napoleone all’Unità 1805-1861

Maria Elisabetta Tonizzi

Soveria Mannelli, Rubbettino, 260 pp., € 14,00 2013

Tra i volumi sulle città italiane, pur in un panorama affollato di titoli, non sono poi molte le sintesi di lungo periodo rigorose da un punto di vista scientifico. Questo lavoro di Maria Elisabetta Tonizzi, già autrice di numerose ricerche sulla storia di Genova, colma un vuoto. Mancava, infatti, un libro di ricostruzione complessiva sulla città ottocentesca, dove all’analisi degli eventi si intrecciasse un’aggiornata riflessione interpretativa. L’obiettivo principale del volume è infatti quello di informare sui risultati della più recente «storiografia revisionista» (p. 6) per demolire una delle più radicate autorappresentazioni di Genova, ovvero quella di una città depositaria delle libertà repubblicane che subisce le angherie delle dominazioni straniere. La struttura del libro è piuttosto tradizionale. Sono cinque i capitoli, articolati secondo canoniche partizioni cronologiche, che abbracciano l’intero periodo risorgimentale, dalla fine del ’700 all’Unità. Particolare attenzione è dedicata al periodo della dominazione napoleonica e agli anni del governo cavouriano. Chiude la ricostruzione un’analisi della «declinazione genovese» (p. 8) della memoria monumentale del Risorgimento, che evidenzia una precoce glorificazione di Mazzini e un rapporto contrastato con la figura di Cavour. Ciò che emerge è un significativo ridimensionamento delle capacità politiche della classe dirigente cittadina, accusata di perseguire un miope municipalismo. Al riguardo l’a. non esita a esprimere giudizi molto netti, arrivando alla conclusione che «i genovesi si dimostrarono […] totalmente incapaci di assecondare il dinamismo riformatore di Cavour» (p. 222). È evidente, viceversa, l’intenzione di rivalutare l’impatto modernizzante prima della dominazione napoleonica, pur in un contesto di feroce sfruttamento economico, poi di quella piemontese, assai più lungimirante rispetto a quell’immagine vessatoria coltivata da chi ancora alimenta il mito di «una Genova avvilita dalla rapacità sabauda» (p. 218). Inoltre, a più riprese, l’a. invita alla cautela sulla possibilità di identificare perfettamente l’opinione pubblica genovese con gli ideali mazziniani, nonostante il riconoscimento della loro profonda influenza sulle dinamiche politiche cittadine. Nel complesso è una sintesi molto efficace, di grande utilità per orientarsi tra gli sviluppi più recenti degli studi sulla città ottocentesca. A giudizio di chi scrive, però, avrebbe forse meritato un maggior rilievo l’analisi delle trasformazioni del ruolo di Genova nel sistema urbano italiano e nella rete degli scambi internazionali. Anche per rafforzare quella prospettiva di lettura transnazionale, legata soprattutto all’evoluzione delle comunicazioni marittime e terrestri, che costituisce una delle chiavi interpretative più stimolanti del volume. Nel decennio cavouriano, infatti, Genova diveniva «l’unico porto italiano collegato sia alla ferrovia sia al telegrafo terrestre e sottomarino, che inserivano la città in tempo reale nel contesto imprenditoriale mediterraneo e internazionale» (p. 179).


Francesco Bartolini