SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Genocidio. Una passione europea

Georges Bensoussan

Venezia, Marsilio, 396 pp., euro 21,00 (ed. or. Paris, 2006) 2009

Con questo libro Georges Bensoussan, storico del sionismo e responsabile editoriale del Mémorial de la Shoah di Parigi, cerca di procedere «a una sorta di archeologia intellettuale del disastro» (p. 14) che ha colpito l’ebraismo europeo nel XX secolo, visto come un evento «senza antecedenti, ma non senza radici» (p. 22). Queste ultime vengono ricercate nella brutalizzazione indotta dall’esperienza della prima guerra mondiale e precedentemente da quella coloniale; nell’«antilluminismo» europeo, categoria in cui viene fatto rientrare il pensiero razzista ottocentesco; e nel tradizionale antigiudaismo cristiano, anche se forse il passaggio da quest’ultimo all’antisemitismo moderno non viene sufficientemente messo in luce. L’a. sostiene che «in più di mille anni di storia […] i temi dell’antigiudaismo sono sedimentati e hanno finito per costituire una visione del mondo, una mitologia e una dottrina che chiama all’azione […] modelli che, un tempo, avevano fatto del rifiuto degli ebrei un codice culturale di grande forza» (p. 13). Alla ricostruzione di questo «codice culturale» Bensoussan dedica la maggior parte del libro, tracciando una storia culturale dell’antigiudaismo e dell’antisemitismo europei e dei loro intrecci col razzismo e risalendo indietro nel tempo talvolta fino al Medioevo. Lo studio di Bensoussan si distacca dunque da buona parte della storiografia più recente sulla Shoah, concentrata sull’indagine puntuale dell’evoluzione degli eventi, per recuperare invece una dimensione di «lungo periodo». Forse proprio per questo, però, la ricostruzione che ne emerge non è del tutto persuasiva: troppo poco peso viene assegnato infatti ai fattori contingenti che furono determinanti perché il genocidio avesse effettivamente luogo. Il tema cui Bensoussan dedica insomma la sua attenzione è la storia del razzismo e dell’antisemitismo europei piuttosto che quella della Shoah; argomento di indubbio interesse, purtroppo declinato in una prospettiva unicamente europeo-occidentale, con poca attenzione per la situazione di quei paesi in cui effettivamente vivevano la maggior parte delle vittime del genocidio (ben poco viene detto, ad esempio, sul «moderno» antisemitismo romeno od ucraino, oppure sull’antigiudaismo dei cristiani ortodossi). Oltretutto molti dei temi affrontati da Bensoussan non sono particolarmente nuovi per il lettore a conoscenza della storiografia sul nazismo e sull’Olocausto, e talvolta sono già stati trattati da autori come Poliakov e Mosse (cui l’a. si rifà di frequente). Il libro si segnala dunque soprattutto per il tentativo di proporre una visione d’insieme delle «radici culturali» del genocidio, a mio avviso riuscito però in maniera solo parziale (a causa della scarsità di riferimenti alla situazione nell’Europa orientale).


Antonio Ferrara