SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La via segreta dei nazisti. Come l'Italia e il Vaticano salvarono i criminali di Guerra,

Gerald Steinacher

Milano, Rizzoli, 456 pp., € 24,00 (ed. or. Innsbruck, 2008) 2010

Mengele, Eichmann, Barbie, i familiari di Göring, Bormann e Himmler: solo pochi nomi rispetto alle tante dozzine di famosi criminali di guerra a cui dopo il 1945 riuscì la fuga attraverso l'Italia. Accanto ai casi eccellenti, impressiona il gran novero delle fughe riuscite ai «piccoli» criminali nazisti ed ai loro complici ucraini, croati o ungheresi. 9.000 furono ad esempio gli ucraini della divisione Galizia delle Waffen-SS che nel 1946 se la scamparono in Canada quasi senza sforzo. L'Italia divenne il più principale ponte sia per i profughi che per i criminali di guerra. Circa al 90 per cento di questi ultimi, secondo la stima di Steinacher, riuscì la fuga per la libertà attraverso l'Italia. Questo perché già nel 1946 il governo militare alleato si era ritirato, il paese pullulava di profughi provenienti da tutta Europa e la situazione generale era estremamente confusa. I criminali nazisti non poterono soltanto confondersi in queste masse erratiche, ma anche contare sull'aiuto dei fascisti italiani.Tramite attente ricerche d'archivio, integrate da interviste, l'a. ha ricostruito esaustivamente le vie della fuga, le destinazioni e le reti di complici dei carnefici nazionalsocialisti dopo il 1945. Singoli aspetti di queste storie erano già noti, soprattutto grazie agli importanti lavori di Holger Meding. Ma questo studio innovativo porta alla luce l'intera catena di attività della fuga nazista, illuminando il ruolo dell'Italia, della Croce rossa internazionale, del Vaticano, dei servizi segreti alleati e dell'Argentina, «capo di ultima speranza» secondo l'efficace espressione di Simon Wiesenthal.Particolarmente dettagliata è l'esplorazione di quel vero e proprio Nazi-Schlupfloch (nascondiglio nazista) che fu l'Alto Adige. Quella attraverso il Brennero ed il Sudtirolo germanofono si rivelò una rotta ideale. Solo pochissimi nazisti furono «traditi» durante la fuga. Le sedi ecclesiastiche redassero un imponente numero di lettere di presentazione per l'oberato e negligente Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr), che per parte sua fu prodigo nel rilasciare documenti di viaggio senza seri controlli. Non meno vivida e convincente è la ricostruzione storica del sostegno prestato dall'ampia rete istituzionale vaticana, in particolare dalla Pontificia commissione assistenza profughi con sede a Roma. Altrettanto nitida è la ricostruzione dell'operato delle zelanti istituzioni altoatesine nonché delle locali cricche SS, in particolare del ruolo svolto dall'ufficiale Karl Nicolussi-Leck. Lo stesso vale per le figure del «vescovo nazionalsocialista» Alois Hudal e del monsignore croato Krunoslav Draganovic, sistematici prestatori d'aiuto ai criminali nazisti in fuga.Nel complesso il libro offre ulteriori prove alla già nota tesi che nella fuga dei criminali nazisti non fosse impegnata un'onnipotente organizzazione segreta delle SS. Piuttosto ebbe luogo un'affiatata collaborazione tra sparuti gruppi di ex uomini delle SS, medie figure ecclesiastiche e coadiutori operanti all'interno del Cicr L'anticomunismo della Chiesa cattolica e dei servizi segreti alleati, nonché la disponibilità all'accoglienza del governo argentino di Juan Perón agevolarono la fuga.


Sven Reichardt