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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il mondo in armi. Storia globale della Seconda Guerra Mondiale

Gerhard L. Weinberg

Torino, Utet, XXXI-1.295 pp., Euro 35,00 (ed. or. Cambridge, 20052) 2007

Una pagina di scheda-recensione contro 31 pagine d'Introduzione, 1.059 di testo, 170 di note, 30 di bibliografia ragionata e 35 fra carte e indice dei nomi: in gergo militare, per stare al tema, una «missione impossibile». Eppure non deve essere ignorata la traduzione italiana della seconda edizione (2005) di questo volume (1993). Si tratta infatti di una ciclopica impresa editoriale, che va a merito di chi l'ha realizzata.L'opera meritava di essere tradotta, sia per i suoi risultati sia per la personalità del suo autore. Partiamo da quest'ultima. Weinberg (1928), figlio di un funzionario - già combattente e decorato - della Germania guglielmina e weimeriana, fu costretto ad abbandonare la Germania nel 1938 per gli USA. Dopo aver servito il proprio nuovo paese nel Giappone occupato, fu a Chicago sotto Hajo Holborn e operò fra i primi nello studio dei documenti tedeschi catturati e microfilmati (fra essi ritrovò il cosiddetto Secondo libro di Adolf Hitler, edito con criteri scientifici in Germania nel 1963 e negli USA solo nel 2003). Analista della politica estera nazista, si dedicò allo studio della seconda guerra mondiale, in primo luogo - ma non solamente - in termini di storia politico-militare. Capace di scritti anche polemici, dibatté aspramente con Hillgruber, poi con i «revisionisti», non disdegnando di spiegare nel 2002 che l'amministrazione Bush non aveva il diritto di rovesciare l'accusa ritenuta infamante di appeasers su chi criticava l'indirizzo verso l'intervento in Iraq. Toccato ma non travolto dall'incidente dei falsi diari di Hitler del 1983 (lo stesso che investì in pieno Trevor-Roper) ha dedicato quasi un quindicennio a questo opus magnum.Il volume riassume una vita di letture e ricerche transatlantiche ed è un'eccezionale ricostruzione della guerra mondiale in quanto guerra globale (Lucio Ceva ne aveva scritto già a lungo su «Storia contemporanea» nel 1996). La capacità dell'a. di incorporare nuovi (ai primi anni '90) risultati della ricerca e di condurre ricerche originali è notevole: dal punto di vista dell'informazione fattuale il volume oggi non ha paragoni con quelli di M. Gilbert, J. Keegan o altri. Enfatizza le connessioni fra i vari fronti: quantitativamente, lo spazio dedicato a quelli non europei è - rispetto ad opere consimili - notevolmente più ampio. Mette in primo piano i decisori delle grandi scelte politiche e strategiche. È severissimo nei confronti della Germania e di Hitler in particolare, nonché della cerchia dei suoi collaboratori civili e militari. L'attacco ad Est nel 1941 (ma progettato e auspicato già in precedenza) segna il cambiamento di carattere della guerra. La guerra delle operazioni regolari prevale assai su quella delle guerre partigiane.Come in consimili opere anche varie critiche sono possibili: le fonti e le lingue sono quelle europee, la società sta in disparte e la stessa esperienza dei combattenti passa in subordine alla guerra dei massimi decisori. Ciò detto quella di Weinberg non è affatto una storia tradizionale, drums and trumpets. È stata e per molti anni sarà un'opera di riferimento.


Nicola Labanca