SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La scrittura della nazione. Storia, lingua e fede nel Risorgimento bulgaro (XVIII-XX sec.)

Giacomo Brucciani

Pisa, Plus-Pisa University Press, 297 pp., euro 15,00 2009

La ricerca presentata nel volume di Brucciani affronta uno dei temi più importanti nel travagliato percorso di rinascita nazionale dei popoli del Sud-est dell’Europa, quello cioè della riscoperta della nazione, delle sue radici storiche, delle sue strutture linguistiche e, non ultimo, della sua spiritualità. Si tratta di elementi decisivi tanto da far coincidere in molte delle interpretazioni degli studiosi che si occupano della storia moderna dei popoli balcanici, non senza qualche fraintendimento, il concetto di «risorgimento nazionale», in quanto fenomeno di resurrezione politica, con quello di «rinascimento» visto anche come l’inizio di una nuova e decisiva fase di trasformazione e maturazione delle diverse culture nazionali dopo le esperienze collocabili al tempo dei regni e degli imperi del medioevo. L’a. concentra la sua attenzione su uno dei casi più paradigmatici di tutti i Balcani: quello bulgaro. In Bulgaria infatti dopo la caduta del Secondo Impero a opera degli ottomani (1396) si era stabilita e in qualche modo intrecciata una sorta di doppia dominazione: quella politica riservata alla Sublime Porta e quella culturale-religiosa esercitata dal Patriarcato greco di Costantinopoli. Un situazione così peculiare fece sì che prima ancora di organizzare la lotta armata antiturca fosse stato necessario un intervento per così dire «preparatorio» degli intellettuali locali che, tra notevoli difficoltà e pochi, spesso incerti, punti di riferimento, cercarono con tenacia di richiamare in vita l’antica civiltà bulgara collocandola nel contesto balcanico e, più in generale, slavo. Si trattava insomma di un’operazione problematica quanto necessaria per affermare il diritto all’esistenza della nazionalità bulgara e, con essa, la sua pari dignità culturale e artistica rispetto alle altre civiltà di matrice slava e tout-court europea. La ricerca muove da tali considerazioni e l’a. - attraverso un lavoro che alla specificità dell’operare proprio dello storico ha dovuto necessariamente coniugare l’acribia del filologo e l’attenta valutazione dei testi tipiche del filosofo della storia - ha ripercorso tutte quelle controverse ma decisive fasi che tra il XVIII e il XIX secolo restituirono alla Bulgaria la mappatura del proprio dna culturale e nazionale. Se appare scontata, ma oltremodo necessaria, l’analisi dell’opera del monaco atonita Paisij Hilendarski, non c’è dubbio che il nucleo di maggiore originalità del volume risiede nei successivi tre capitoli dove, con una attenta investigazione di fonti poco o per nulla conosciute fuori dalla Bulgaria, l’a. riesce a ricostruire con un percorso che spazia dalla costruzione della memoria all’analisi della lingua, per approdare alla fede, il complesso percorso che nella seconda metà del XIX secolo permise al movimento nazionale bulgaro di dotarsi di quegli strumenti e di quelle consapevolezze identitarie che divennero il presupposto necessario per la rivendicazione dell’emancipazione nazionale e l’affermazione della propria specificità culturale.


Alberto Basciani