SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’aborto in Italia. Storia di una legge,

Giambattista Scirè

Milano, Bruno Mondadori, VIII-310 pp., euro 22,00 2008

Questo di Scirè è un libro utile, che mancava e che riempie uno dei tanti vuoti sulla storia italiana degli anni ’70. Dopo aver affrontato il dibattito, la genesi e gli esiti della legislazione sul divorzio in un volume pubblicato nel 2007 per i tipi dello stesso editore, Scirè propone l’analisi di un’altra legge-chiave della storia italiana recente: quella sull’aborto, anche nota come «194».La ricerca, basata su una massa considerevole di articoli di giornale e di rivista, di atti parlamentari, di carte provenienti dagli archivi dei partiti, ecc., racconta l’iter legislativo della 194, ma soprattutto un decennio di discussioni e dibattiti. Dopo un antefatto, forse un po’ frettoloso sia nell’analisi del quadro sociologico e dei dati statistici che nella comparazione internazionale, il libro si concentra sui movimenti, sulle idee, sulle proposte di legge, sui dibattiti fuori e dentro il Parlamento. Si comincia con il congresso del 1971 del Movimento di liberazione della donna, che chiede «la proclamazione del diritto di maternità libera, del diritto per la donna di interrompere ogni gravidanza non desiderata » (p. 26), e si chiude con la vittoria dei «no» nel referendum abrogativo del 1981. Scirè, come recita chiaramente il sottotitolo, fa la storia di una legge, sulla quale i riflettori in realtà non si sono mai spenti (e l’epilogo del volume che riassume le polemiche più recenti è lì a ricordarcelo), e di una discussione che ha assunto toni accessi, radicali e anche violenti. Nei nove capitoli in cui il libro si articola si succedono e affacciano i numerosi protagonisti di questa storia: il movimento delle donne, innanzitutto, ma soprattutto la Chiesa cattolica nelle sue varie componenti e anime, i partiti politici (primo fra tutti quello radicale), schierati sui fronti opposti del sostegno alla legge e dell’opposizione alla legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza, ma anche la Corte costituzionale, gli intellettuali, la stampa.Quello che corre sullo sfondo è un decennio cruciale per l’Italia e per l’affermazione dei diritti civili. Oltre alla depenalizzazione e alla legalizzazione dell’aborto, infatti, nel momento in cui iniziava il declino economico italiano dopo quasi due decenni di ininterrotta crescita e si apriva la stagione violenta del terrorismo, arrivavano però anche a maturazione divorzio e riforma del diritto di famiglia. Mancano ancora le ricerche storiografiche sugli effetti di queste trasformazioni epocali sulla società italiana, sulla vita delle donne, sui rapporti tra generi, sulla struttura demografica e sulla famiglia, sul welfare e sui costumi, sul mercato del lavoro, e i dati che Scirè fornisce nell’epilogo del suo volume riescono solo a suggerire una parte di queste trasformazioni, ma senz’altro questa ricerca contribuisce in maniera significativa a fornire, a quelle ricerche che si spera arriveranno, un quadro di riferimento chiaro degli scontri, delle passioni, della posta in gioco e delle divisioni tra un’Italia laica e una clericale che, e questo è uno dei meriti del libro, risultano molto più articolate di quanto certe rappresentazioni del dibattito politico italiano tendono in genere ad accreditare.


Daniela Luigia Caglioti