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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Mito e genesi della religione politica nazista

Giammarco De Vincenzo

Prefazione di Giorgio Galli, Cosenza, Edizioni Brenner, pp. 118, euro 14,00 2002

Il lavoro di De Vincenzo si propone di ricostruire ?un filo nero che da Herder giunge sino ai neonazisti, con una focalizzazione sulle forme mitiche e simboliche del nazismo, e sui caratteri occulti ed esoterici che ne hanno contrassegnato la nascita e i successivi sviluppi? (p. 107). A questo ambizioso proposito non corrisponde tuttavia un adeguato impianto metodologico ed interpretativo. Fondandosi esclusivamente su fonti secondarie per lo più in italiano o in traduzione italiana, De Vincenzo si rifà, per quanto concerne le origini culturali del nazismo, agli importanti studi di George L. Mosse, non ricavandone tuttavia l'ampiezza di articolazione e di sfumature interpretative e la capacità di contestualizzazione che li caratterizza. Nel ricercare i principali referenti culturali di quel pensiero völkisch, antisemita e razzista De Vincenzo ricorre non di rado a schematismi superficiali, usando come paradigmi interpretativi stereotipi ormai fortunatamente accantonati dalla più recente storiografia. In tal modo Herder diventa il teorico di una ?visione razzista della cultura? (p. 13) ed è affiancato a Fichte e Hegel come padre spirituale del nazionalismo pangermanista. L'autore dimostra, in tal modo, di non riuscire a contestualizzare correttamente alcuni dei fenomeni analizzati. Pur consapevole dell'ambivalenza del nazionalsocialismo tra un suo lato esoterico e uno essoterico, storicamente molto più significativo, e dei limiti di una interpretazione del fenomeno nazionalsocialista puramente in chiave di ?nazi-occultismo?, De Vincenzo si lascia tuttavia ?ammaliare? dalle sirene dell'interpretazione occultistico-esoterica, cui dedica la parte prevalente del suo lavoro, basandosi su studi come quelli di Alleau e di Goodrick Clarke. Si dilunga sul ruolo delle mitologie germaniche nel pensiero nazista, sul significato del simbolismo della svastica nelle diverse civiltà e culture, sulla reale funzione (in verità ancora oggi molto dibattuta) delle rune, sull'opera di personaggi come Guido von List e Lanz von Liebenfels, nonché su logge e sottologge delle società segrete naziste. A questo punto sorge spontanea la domanda, quale sia la reale attinenza di tutto ciò con l'interpretazione del nazismo come ?religione politica?. L'analisi di tale paradigma interpretativo appare molto limitata e debole. Tale paradigma, nato negli anni Trenta con gli studi di Voegelin, è tuttavia oggi considerato da molti ? Hans Mommsen per es. ? alquanto discutibile e inadeguato a comprendere le dinamiche del nazionalsocialismo, ma a tale dibattito critico l'autore non fa alcun riferimento. Nel lavoro spiccano inoltre inesattezze ? il re d'Aragona Ferdinando il Cattolico che diventa Federico D'Aragona, per es. ? e ripetuti e diffusi grossolani e/orrori di ortografia dei termini tedeschi: quasi tutti i sostantivi scritti in minuscolo, totale assenza dell'Umlaut, gruppo consonantico ?sch? trasformato in ?sh?. Concludendo si può ribaltare l'affermazione di Giorgio Galli nella Prefazione, quando sostiene che questo lavoro abbia colmato un vuoto, in quanto rappresenta finalmente il positivo rapportarsi di una storiografia di matrice illuministica, per troppo tempo adagiata sulla ?storiografia dei vincitori?, ad approcci culturali ?diversi?, affermando che piuttosto tale libro ha creati nuovi vuoti.


Andrea D'Onofrio