SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il Vaticano II a Bologna. La riforma conciliare nella città di Lercaro e Dossetti

Giampiero Forcesi, edizione a cura di Enrico Galavotti e Giovanni Turbanti

Bologna, il Mulino, 559 pp., Euro 41,00 2011

Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna per oltre quindici anni, fu una delle figure più significative dell'episcopato italiano del secondo dopoguerra non solo per l'importanza della diocesi a lui affidata, ma anche per l'evoluzione che la sua figura subì nel corso dei travagliati anni che traghettarono la Chiesa cattolica dalle ultime luci del pontificato di Pio XII alle contraddizioni post-conciliari di Paolo VI. L'indagine dell'a. che, dopo molti anni dalla sua prima stesura, vede oggi la luce grazie ai due curatori, costituisce - al di là delle motivazioni ideali e personali che ne determinarono la nascita e che riaffiorano qua e là nel testo - una ricca sintesi del governo pastorale di Lercaro. Con un'attenzione speciale al contesto bolognese, a essere ripercorse sono le principali vicende che scossero il dibattito interno alla Chiesa italiana e, come prevedibile, non mancano importanti spunti di riflessione sui sempre complicati equilibri tra le due sponde del Tevere.Inizialmente mirante a esaminare le tematiche connesse alla «laicità della chiesa e alla partecipazione dei laici alla vita della chiesa» (p. 17), la ricerca di Forcesi si allarga pressoché subito all'intero governo di Lercaro. Suddiviso in cinque parti, il testo segue un andamento essenzialmente cronologico delineando una sorta di cronologia lercariana, non troppo dissimile da quella dell'intera Chiesa italiana.La prima fase, degli anni 1952-1959, si occupa del Lercaro meno studiato e meno noto: è una fase densa di contraddizioni, in cui, dopo lo zelo dei primi anni, iniziano a intravedersi piccole crepe nell'intransigentismo di un vescovo chiamato a imbrigliare e recuperare alla fede cristiana una Bologna intrisa di comunismo fino alle midolla. La transizione degli anni 1960-1961 incentrata, secondo l'a., intorno alla Mater et magistradi Giovanni XXIII, vede un Lercaro in profondo mutamento, ormai proiettato verso le riflessioni conciliari e un diverso approccio pastorale al laicato e al tema della laicità (con i suoi delicati riverberi nelle relazioni tra gerarchia religiosa e amministrazioni locali e nazionali). Segue poi una periodizzazione più serrata degli anni che accompagnarono e seguirono il Concilio: il biennio 1962-1963, con l'individuazione della Chiesa dei poveri come cardine teologico e pastorale delle riflessioni di Lercaro e l'adozione sempre più netta di schemi diversi dall'intransigentismo; il periodo 1964-1965 che, con la conclusione del Concilio, mostrò un rafforzamento delle nuove convinzioni di Lercaro; il triennio «breve» 1966-1968, concluso dalla clamorosa uscita di scena del cardinale, ostile ai bombardamenti americani in Vietnam.Condivisibile pare la chiave di lettura complessiva fornita dall'a. per decifrare e seguire l'intero percorso del cardinale bolognese: il passaggio cioè da un'ecclesiologia formalizzata e teorizzata, fondata sull'aspetto visibile, giuridico e gerarchico della Chiesa, a una concezione spirituale, sacramentale ed escatologica, che portò un principe di Santa Romana Chiesa ad apparire - agli occhi di qualcuno - quasi un ribelle.


Matteo Al Kalak