SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'eredità di Weimar

Gian Enrico Rusconi e Heinrich August Winkler

Donzelli, Roma 1999

Questo volume raccoglie le relazioni degli autori al convegno sul tema "Weimar, Roma, Berlino" organizzato nel febbraio 1999 dal Goethe Institut, dal Comune di Roma e dall'editore. A parlare sono persone di indubbia competenza; lo storico Winkler ha dedicato gran parte della propria ricerca allo studio di Weimar e del movimento socialdemocratico tedesco, il politologo Rusconi ha dedicato alla repubblica nata dalla rivoluzione di Novembre la sua opera migliore (La crisi di Weimar, Torino, Einaudi, 1977). Già nel titolo del convegno si enfatizzava una chiave attualizzante, che rende comprensibile il tentativo di utilizzare Weimar per leggere alcune crisi attuali, reali o possibili (il riferimento è da un lato alla "transizione" italiana, dall'altro agli orizzonti che si prospettavano alla nuova Germania riunificata in un anno, il 1999, in cui la Cdu - pilastro storico della Brd - sembrava in procinto di essere travolta dagli scandali). Rusconi inserisce le categorie analitiche di cui si era servito nel 1977, prima fra tutte quella di "democrazia contrattata", nel contesto del primo dopoguerra per trarne la conclusione da un lato che la Brd non è Weimar, dall'altro che l'analogia venne usata impropriamente in Italia negli anni settanta in riferimento all'avanzata elettorale delle sinistre; sottolinea il passaggio - fra il 1930 ed il 1933 - dall'autoritarismo dei conservatori come Hindenburg, responsabili dell'uso anomalo dell'articolo 48 della Costituzione weimariana (p. 50) al Führerprinzip nazionalsocialista, e precisa come elementi di somiglianza con l'attuale situazione italiana siano rilevabili, tra cui l'incapacità del sistema politico-partitico di funzionare in modo efficiente, il protagonismo conseguente di istituzioni pensate per essere di garanzia, il diffondersi di un sentire antipolitico tra settori estesi della popolazione. Dal canto suo Winkler centra il suo contributo sul nesso tra Repubblica di Weimar e repubblica federale, cioè sulla "lezione di Weimar", ricostruendo i passaggi che portarono alla costruzione delle due repubbliche e leggendone in controluce le scelte istituzionali, in particolare la decisione presa dai costituenti nel secondo dopoguerra di porre al centro "il governo parlamentarmente responsabile", rafforzandolo "per contrastare due pericoli: la tentazione opportunistica dei partiti e la tentazione "bonapartistica" del capo dello Stato" (p. 76); da ciò la riduzione a funzione simbolica del Presidente federale e la riaffermata centralità del Parlamento, che proprio per questo venne "difeso da se stesso" attraverso l'obbligo di dar vita a una maggioranza che solo in presenza di un'alternativa è possibile mettere in crisi. Come ho detto, la cifra dell'attualizzazione era più che lecita a patto di non abusarne, errore in cui è invece incorso, nella sua Introduzione, Angelo Bolaffi, finendo col piegare l'esperienza di Weimar a strumento di proposte politico-istituzionali (dal federalismo al semipresidenzialismo) tanto legittime quanto poco congrue ad una trattazione storiografica.


Brunello Mantelli