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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il mito dell'impero. Economia, politica e lavoro nelle colonie italiane dell'Africa orientale 1898-1941

Gian Luca Podestà

Torino, Giappichelli, pp. 409, euro 35,00 2004

È il primo studio di significativa ampiezza tematica e cronologica dedicato alla storia economica del colonialismo italiano. Riccamente documentato ? è basato su un'ampia ricerca negli archivi del Ministero dell'Africa Italiana e nel Ministero degli Esteri opportunamente integrati con gli archivi delle principali banche e imprese nazionali ?, il volume prende in esame, nelle sue molteplici articolazioni, l'intero sviluppo della valorizzazione economica delle colonie italiane, dall'avvio del primo programma nel 1898 alla sconfitta militare e alla perdita dell'Etiopia nel 1941. La storia del colonialismo italiano fu a lungo caratterizzata da un persistente cortocircuito: la scarsità di adeguati mezzi finanziari a disposizione dello Stato diede luogo al costante tentativo di coinvolgere i privati affidando loro lo sfruttamento delle risorse delle colonie. L'esiguità degli investimenti pubblici e l'assenza di adeguate infrastrutture disincentivarono però l'intervento del capitale privato, sia di quello italiano, sempre diffidente verso gli investimenti coloniali, sia di quello estero. Una prima svolta, nello stile più che nella sostanza, avvenne con la conquista del potere da parte del fascismo. Fu però solo la guerra d'Etiopia a segnare una reale, e radicale, discontinuità con la precedente storia coloniale: prima con l'enorme esborso per le spese belliche e poi con l'ambizioso programma di investimenti pubblici per la costruzione delle infrastrutture civili. La svolta però, sostiene Podestà, non fu determinata dalla situazione economica del momento (e quindi finalizzata a stimolare la ripresa con abbondanti dosi di commesse pubbliche o a offrire opportunità di investimento alla grande industria e ai gruppi finanziari) ma, semmai, dal tentativo di istituire un ampio spazio economico integrato nel nuovo quadro delle relazioni internazionali determinatosi alla metà degli anni Trenta e, almeno a conflitto concluso, dall'intento di fare dell'Impero un laboratorio per l'esperimento totalitario fascista, privo dei condizionamenti e delle resistenze presenti in patria. Rilevata la sostanziale marginalità degli interessi economici diretti nelle scelte coloniali, non solo di quelle del fascismo, rimane però da esplorare ? e Podestà lascia in sospeso questo punto ? la presa che certa cultura nazionalista e colonialista ebbe sul mondo industriale e finanziario italiano a partire almeno dagli anni dieci del Novecento. Non è in riferimento solo agli interessi immediati e particolaristici, ma anche alla condivisione di obiettivi più generali e a una certa idea della collocazione internazionale del paese, che dovrebbero essere misurati il consenso e il coinvolgimento dei gruppi economici ai progetti espansionistici. Resta comunque indiscutibile il rilevante contributo di conoscenza offerto dal volume, al quale avrebbe però giovato un maggiore e più largo confronto con la storiografia, specialmente con la produzione più recente.


Alessio Gagliardi