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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le opere pie in Sicilia (1861-1915). Alle origini dello stato sociale

Giancarlo Poidomani

Acireale (Ct), Bonanno, pp. 381, euro 22,00 2005

Il pregio di questo volume sta nella ricostruzione analitica della mappa delle opere pie siciliane, frutto di un'indagine archivistica capillare, condotta principalmente negli archivi di Stato di Palermo, Catania e Messina oltre che all'ACS. Due dei quattro capitoli dell'opera sono infatti dedicati alla trattazione del tema in sede regionale. Meno originale è invece la parte che descrive gli indirizzi politici nei confronti della beneficenza seguiti dai governi a partire dagli Stati preunitari fino al primo conflitto mondiale. È comunque meritevole l'impegno a far chiarezza in uno dei settori più refrattari a lasciarsi conoscere dallo storico, perché assistenza e beneficenza hanno radici assai remote, perché complesso è l'intreccio di culture e di interessi che le influenzano, perché importante è il compito da loro svolto in una società emancipatasi ormai dal pauperismo, ma ansiosa di ricuperare al processo produttivo chi ne sia uscito. La timidezza dell'intervento politico, che si registra in tutta la legislazione sulle opere pie, è motivata infatti da queste ragioni. L'on. Borella, menzionato dall'autore, nella discussione parlamentare del progetto, poi Legge 3 agosto 1862, denuncia infatti l'assenza di carica riformatrice, la subalternità al potere ecclesiastico, la disattenzione nei confronti di nuove istituzioni verso cui urge indirizzare la beneficenza, quali asili d'infanzia, scuole tecniche, società operaie. La tesi presente nell'intero volume è che in Sicilia le opere pie sono una realtà prevalentemente urbana, influenzata dai conflitti politici tra le borghesie cittadine al punto da essere esse stesse l'oggetto del contendere perché imprescindibili strumenti per il controllo della società locale. L'indagine si inserisce quindi nel solco degli studi sulla modernizzazione dell'isola tra Otto e Novecento, che pongono l'accento sulla crescita delle città e sul ruolo giocato dalle borghesie urbane; l'autore estende all'universo delle opere pie i parametri dell'analisi del potere locale elaborati, sulla scorta degli studi di G. Giarrizzo, da G. Barone e da S. Lupo e continuati da storici di quella e delle generazioni successive. Per parte sua la ricerca, mentre da un lato dimostra come le opere pie contribuiscano a fare del governo locale un laboratorio di ingegneria amministrativa e di gestione della complessità sociale (p. 20), dall'altro sottolinea come all'interno del settore assistenziale siano meritevoli di particolare attenzione le istituzioni più a contatto con le esigenze di cura, ospitalità e sopravvivenza delle classi popolari, perché è qui che si assiste alla trasformazione dell'apparato assistenziale di ancien régime verso il più moderno sistema socio-sanitario (p. 209). Inoltre, e ciò meriterebbe ulteriore approfondimento, la dimensione prevalentemente urbana degli istituti di beneficenza, globalmente intesi, offre possibilità di occupazione a un vasto ceto terziario di professionisti, dai medici agli avvocati, ai contabili, fornendo una riprova del ruolo svolto anche nell'organizzazione di assetti sociali.


Dora Marucco