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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il sillogismo imperfetto. La guerra d'Algeria e il «piano Pouget», un'alternativa dimenticata

Gianfranco Peroncini

Prefazione di Giorgio Galli, Milano, Mursia, 795 pp., Euro 26,00 2007

Questo corposo volume, scritto da un giornalista milanese dai molteplici interessi e dalla buona penna, con Prefazione di Giorgio Galli, ripercorre con dovizia le tappe principali della crisi algerina, che travolse la Francia negli anni '50 fino a diventare causa del crollo della IV Repubblica nel 1958. Una vicenda che ha come protagonisti, oltre agli insorti del Fronte di Liberazione Nazionale e il popolo algerino, la nutrita comunità di europei residenti in Algeria (i pied-noirs), un governo espressione di istituzioni in grave crisi e un esercito di reduci alla ricerca di un riscatto dopo le frustranti ritirate dal Vietnam e da Suez. A questi attori si aggiungeranno il generale De Gaulle e i gollisti, che approfitteranno della crisi per tornare al potere e riplasmare la Francia: il nuovo corso guiderà il disimpegno francese e l'indipendenza algerina del 1962. La storia qui raccontata è vista dalla prospettiva dei paras francesi, chiamati a reprimere la rivolta del FLN da un sistema politico dal quale si sentono distanti e traditi. Il libro illustra la lunga genesi della frattura tra ufficiali dell'esercito e governo con gran profusione di digressioni, che, se aiutano a comprendere la complessità della questione, rischiano tuttavia di favorire una dispersione nella presentazione degli eventi. Il filo conduttore dello studio (che con abbondanza ricorre anche a fonti letterarie) è l'esistenza di un'altra opzione praticabile per l'Algeria, diversa dalle ipotesi in campo di «Algeria francese» (sostenuta dai pied-noirs) e di «Algeria indipendente» (chiesta dal FLN): il «piano Pouget» (dal nome di un maggiore dei paracadutisti), ossia un'aspirazione maturata fra alcuni paras francesi nel maggio 1958 e fondata sull'idea di un'Algeria franco-musulmana associata alla Francia. Una fraterna convergenza delle istanze degli insorti e dei pied-noirs, sotto gli auspici dell'esercito francese e del FLN. L'ipotesi, sposata dall'a. che non nasconde ammirazione per le gesta e la tempra dei paras (un esempio per la «gioventù di oggi, smarrita e senza fede», p. 718), accompagnata a una forte critica al sistema politico e culturale francese dell'epoca, sarebbe fallita a causa degli interessi molteplici presenti in campo. Più precisamente, per via di un «vasto complotto a cerchi concentrici» (p. 700), guidato in ultima analisi dai grandi potentati economico-finanziari francesi e internazionali. Una tesi, qui forzatamente semplificata, che non può non suscitare qualche perplessità per l'eccessivo ricorso, nella narrazione, al tema cospirativo come esegesi degli eventi storici di Francia e d'Algeria. Resta inoltre da chiarire la reale praticabilità e accettazione del cosiddetto «piano Pouget» presso la comunità musulmana: la fraternizzazione e il rispetto reciproco tra alcuni leader del FLN e i paras e una riuscita manifestazione congiunta di europei e algerini, organizzata dall'esercito il 16 maggio 1958, non sono forse sufficienti a disegnare uno scenario di pacifica convivenza tra le comunità d'Algeria. In questo senso il volume è uno stimolante punto di partenza per lo sviluppo di questo aspetto della questione.


Enrico Palumbo