SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Istituzioni culturali in Italia nell'Ottocento e nel Novecento

Gianfranco Tortorelli (a cura di)

Bologna, Pendragon, pp. 315, euro 20,00 2003

Attraverso sette casi di studio è offerta un'interessante panoramica dei problemi e delle riforme (auspicate e mancate) che durante il ?lungo Ottocento? caratterizzarono luoghi e settori particolari del mondo culturale. Al centro degli interventi vi è il difficile processo di elaborazione della ?cultura? e della ?scienza nazionale? tra Napoleone e la Prima Guerra mondiale, riletto attraverso le vicende di istituzioni che precedettero e poi affiancarono la scuola e l'università quali luoghi deputati al nation building e alla formazione delle élites del sapere. Proprio la subalternità in cui tali istituzioni, soprattutto alcune, furono ricacciate dopo il 1850 è il filo conduttore dei saggi, che coprono un ampio spettro di problemi ? la formazione degli artisti, la definizione della lingua nazionale, la diffusione della cultura scientifica al livello ?alto? e a quello ?popolare?, la valorizzazione del patrimonio librario ? e che aiutano a completare il ?quadro? proposto dagli storici della scuola e dell'università. Le istituzioni di cui si tratta sono varie per vocazione e finalità: dalle accademie di belle arti (Concetto Nicosia), all'Accademia della Crusca (Elisabetta Benucci), alle accademie scientifiche di Napoli (Antonio Borrelli e Vincenzo Trombetta) e di Torino (Marco Ciardi). Nei saggi di Laura Cerasi (Biblioteche e imperialismo) e del curatore (Scuola, editoria, istituzioni nelle pagine de «Il Marzocco») l'analisi si sposta sul piano più generale dei dibattiti che videro fronteggiarsi, tra i due secoli, gli ?addetti ai lavori? ? che lottavano da varie posizioni per la salvaguardia e il rilancio di accademie e biblioteche ? da una parte, politici, ministri e influenti intellettuali dall'altra. I problemi, spesso, erano ben più risalenti. Se fin dall'età napoleonica gli imperativi dell'accentramento, della razionalizzazione e modernizzazione avevano posto queste istituzioni di fronte a sfide e problemi di ogni tipo, la situazione doveva aggravarsi dopo l'Unità, quando aspettative e risorse della politica culturale si concentrarono sull'università e su pochi altri centri di istruzione superiore e ricerca. Le trasformazioni socioeconomiche contribuirono talvolta a privare di autorevolezza e autorità istituzioni che apparivano legate a un ideale antiquato e conservatore del sapere. Le accademie, anche quelle che avevano goduto di grande prestigio durante il Risorgimento, furono private di funzioni e spazi. Al contempo, i già enormi problemi del sistema scolastico postunitario lasciarono nell'ombra le biblioteche, che pure miravano ad affermarsi, sul modello anglosassone, quali luoghi di ?autoformazione del popolo? (Cerasi, p. 227). I saggi, che danno conto delle comprovate competenze degli autori, adottano periodizzazioni diverse: se per le accademie artistiche si parte dal Rinascimento, interamente ottocentesche sono le vicende studiate da Benucci, Borrelli, Trombetta e Ciardi, mentre i dibattiti seguiti da Cerasi e Tortorelli si collocano in parte o interamente nel primo ?900. Il volume, presentato come risultato di un ?tentativo [?] di far dialogare alcuni colleghi e amici? (p. 7) avrebbe forse richiesto, data la prospettiva composita, un più ampio saggio introduttivo.


Maria Pia Casalena