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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il patriota traditore. Politica e letteratura nella biografia del «famigerato» Pietro Perego

Gianluca Albergoni

Milano, FrancoAngeli, 200 pp., Euro 22,00 2009

Oggetto di varie biografie dominate dallo stigma del «tradimento della patria», il milanese Perego (1830-63) - desideroso di raggiungere la fama come letterato «eminentemente civile» (p. 164), ma di fatto giornalista dalla facile e acida vena polemica - viene qui assunto ad esempio delle ambiguità di una generazione per la quale il discorso della nazione e la religione della patria costituirono l'alfa e l'omega per definire il senso dell'esistenza e il proprio posto nel mondo, ma che si trovò anche a dover «rimettere in discussione i principi che avevano costituito [?] la guida sicura delle proprie azioni» (p. 177): anche se - come precisa l'a. - non furono molti a farlo nella direzione di Perego e con la radicalità da lui platealmente esibita.Figlio unico di una coppia di piccolo ceto impiegatizio che molto investì sulla sua formazione culturale, verseggiatore precoce e gazzettiere iperproduttivo nella stagione del '48 milanese, Perego si dimostrò fin da allora aperto a quel «populismo antiaristocratico» e a quell'ambigua attitudine nei confronti dei diritti e bisogni di un popolo-massa contiguo all'esecrando populace che saranno caratteristici della sua vita e della sua produzione letteraria. Al centro dell'interesse dell'a. sono gli anni cruciali del primo e del secondo esilio (1848-49; 1851-57) che videro Perego transitare dal convinto appoggio al repubblicanesimo mazziniano all'altrettanto fattivo sostegno al dominio austriaco. L'attenta e documentata ricostruzione tende a dimostrare che non esistono prove certe di un precoce asservimento all'Austria e che, anche dopo il 1857, Perego continuò a sentirsi e a presentarsi come custode della grande cultura italiana. «Esponente ideal-tipico di quella nouvelle vague tardo-romantica che fu protagonista del Risorgimento nazionale» (p. 183), Perego - sostiene l'a. - ne condivise fino in fondo sia l'«individualismo esasperato» sia la «brama corrosiva» di sconfiggere l'anonimato tramite un'attività incardinata sulla centralità della nazione, essa stessa «pregna di letteratura» (p. 186) e sollecitatrice di un protagonismo politico non necessariamente legato alla difesa di soluzioni indipendentistiche, repubblicane o monarchiche che fossero.Ma proprio la fedeltà di Perego a temi, metafore e stilemi della «fase patriottica» sia negli anni del «disincanto» verso la rivoluzione, se non verso la politica, sia in quelli della collaborazione con l'Austria, segnala - a parere dell'a. - l'impossibilità di far discendere automaticamente le «pratiche politiche» dalle «strategie discorsive», e la necessità di far dialogare i due piani, uscendo dalle secche di un «idealismo sterile» («quasi che in sede d'analisi storica ci si possa porre esclusivamente sul piano dei discorsi e delle rappresentazioni senza interrogarsi su tutte le condizioni della loro efficacia») e infondendo così «nuova linfa ad una storia sociale che [?] sembra ormai rassegnata a cedere il passo proprio sul versante dello studio dei campi di produzione culturale» (p. 189). Una preoccupazione, questa, largamente condivisibile, ma che appare poco correlata alla vicenda biografica chiamata ad esemplificarne le ragioni.


Simonetta Soldani