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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'ombra nera. Le stragi nazifasciste che non ricordiamo più

Gianni Oliva

Milano, Mondadori, 223 pp., Euro 18,00 2007

L'a. ci consegna questo ennesimo libro di divulgazione storica (un genere che ha mostrato in passato di padroneggiare con cura) perché «a forza di parlare dei fascisti uccisi ?dopo" il 25 aprile, si stanno dimenticando tutti quelli che del fascismo e del nazismo sono stati vittime ?prima" di quella data» (p. 5). Intenzione meritoria, ma dall'esito non pienamente riuscito. Il libro, infatti, si rivela come una carrellata di cenni e brevi sintesi dei principali episodi di violenza compiuti da tedeschi e fascisti nei mesi dell'occupazione, selezionati in virtù di scelte metodologiche e interpretative non sempre chiare. Così, fatta eccezione per le pagine dedicate alle violenze dello squadrismo fascista, l'impianto del volume risulta poco convincente.Dopo la narrazione della strage di Cumiana (Torino, 3 aprile 1944) e una sintesi sulla nascita e l'articolazione interna del sistema di occupazione nazista, il terzo capitolo è il primo dedicato alle stragi. Si prende le mosse da Boves, si accenna ad alcuni stragi compiute nel Sud Italia (trascurando però la Sicilia - la stessa cronologia in appendice al volume è piuttosto lacunosa), si spiega la violenza richiamandosi sia alla cultura militare tedesca e alle dottrine della controguerriglia, che a letture più psicologiche (il tema del tradimento e della rabbia fascista verso il nemico interno, la società italiana permeata di una violenza che «entra nelle coscienze individuali» [p. ??]). Quindi, a partire dai fatti del Lago Maggiore e dell'Hotel Meina, si accenna alle violenze ai danni degli ebrei (mettendo assieme il rastrellamento del ghetto di Roma e la Risiera, alcune pagine di sintesi sulla politica antiebraica della RSI, e altro ancora), per poi tornare a parlare di stragi, nel quinto capitolo, dedicato alle Fosse Ardeatine, a Sant'Anna di Stazzema (per la quale tra l'altro si mutua una versione assai discutibile - un colpo fortuito di fucile avrebbe acceso la miccia della violenza tramutando un rastrellamento in una mattanza incontrollata - smentita dalle stesse testimonianze dei soldati tedeschi rese nel corso del recente processo di La Spezia, che hanno confermato come l'azione sia stata sin dall'inizio finalizzata al massacro), a Marzabotto.Oliva richiama correttamente il contesto repressivo definito dagli «ordini draconiani dell'estate-autunno 1944» (p. 129 - in realtà sono della primavera-estate), ma afferma più volte come le stragi avvengono quasi senza un «perché», «sfuggono ad una sistemazione interpretativa esauriente» (p. 19), e addirittura «i luoghi degli eccidi sono in buona misura casuali, determinati dall'umore di un comandante, dalla reazione furiosa ad una condizione psicologica di paura, dall'impotenza di fronte alla guerriglia, dalla pressione dell'avanzata angloamericana» (p. 136).Insomma, dello sforzo interpretativo e di sistemazione operato dalla storiografia sulle stragi negli ultimi anni, ben poche tracce. Peccato. L'ombra è un qualcosa di apparentemente impalpabile, ma ha comunque una sua spiegazione.


Gianluca Fulvetti