SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Soldati e ufficiali. L’esercito italiano dal Risorgimento a oggi

Gianni Oliva

Milano, Mondadori, 337 pp., euro 20,00 2009

Pubblicato nella stessa collana in cui l’anno scorso è apparso il volume di Domenico Quirico sulla naja, lo studio di Oliva su soldati e ufficiali prosegue lungo la medesima direttrice l’analisi dell’esercito italiano e del ruolo che esso ha giocato nel progetto di «creazione del consenso attorno all’idea risorgimentale di “nazione”, che la classe dirigente liberale ha elaborato subito dopo l’unificazione per rispondere all’urgenza politica e culturale di “fare gli italiani” e di tenere insieme ciò che per secoli era stato diviso» (p. 3).Quello di Oliva è un altro apprezzabile tentativo di leggere i 150 anni di storia dell’esercito (dalla nascita, il 4 maggio 1861, sino alla legge Martino del 2004), non solo alla luce del suo essere il braccio armato e lo strumento della politica di difesa dell’Italia liberale, fascista e poi repubblicana, ma soprattutto come «un aspetto importante della vita di questo nostro paese, del suo faticoso trasformarsi in “nazione”» (p. 297). È in questa prospettiva che l’a. dedica un intero capitolo ai coscritti e alla loro vita quotidiana in caserma ed un altro ai modelli di patriottismo diffusi nella letteratura popolare usata nelle scuole reggimentali e nei principali luoghi di formazione dell’ufficiale italiano. Ed è sempre per arricchire un racconto reso accessibile anche ai non specialisti da uno stile narrativo quasi giornalistico che, in tutto il libro, si alternano questioni più squisitamente politico-amministrative (dal dibattito sul reclutamento nazionale alla riforma Ricotti, dalle periodiche discussioni sulle spese militari alla gestione della smobilitazione postbellica all’indomani di Villa Giusti) e strategico-militari (le campagne risorgimentali, Caporetto e Vittorio Veneto, la guerra fascista, i tragici episodi successivi all’armistizio, ecc.) a pagine dedicate a temi estranei alla tradizione dell’histoire bataille, come il montante antimilitarismo di fine XIX secolo o la vita di trincea negli anni terribili della Grande guerra.Di fronte ad un simile sforzo, esempio di come la storia militare possa abbracciare la storia sociale e culturale e così contribuire a svelare la via italiana al nation building, rimane però qualche perplessità. La principale è quella legata alla documentazione utilizzata. Riproponendo un modus operandi assai diffuso anche nella più recente storiografia, Oliva ricorre infatti in larghissima parte alla memorialistica e ad alcune fonti edite, come i regolamenti e gli atti parlamentari. Documenti senza dubbio imprescindibili, che l’a. incrocia con un’abbondante letteratura secondaria, ma che sono stati per lo più già indagati e che continuano comunque ad offrire una visione dall’alto del fenomeno naja che in principio si vorrebbe superare. Un progetto di questa portata avrebbe forse richiesto uno sforzo maggiore in questa direzione, uno scavo archivistico più approfondito e originale, che consentisse di riscrivere la storia del rapporto esercito-nazione attraverso documenti diversi da quelli sinora usati, e di fare così un significativo passo in avanti rispetto a quanto ci hanno già insegnato alcuni grandi classici (Rochat, Ceva, Del Negro, ecc.).


Marco Rovinello