SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Lavoro, patria e libertà. Associazionismo e solidarismo nell’Alto Lazio lungo l’Ottocento,

Gilda Nicolai

Viterbo, Sette Città, 375 pp., euro 25,00 2008

Riconsiderando il rinnovamento degli studi sul mutualismo stimolato da quelli sulla sociabilité, l’a. ricostruisce il quadro delle società di mutuo soccorso di un’area specifica, il Viterbese, lungo un ’800 dilatato a monte verso l’antico regime e sfociante a valle nell’avvio dell’industrializzazione e dello stato sociale italiani e nel conseguente depotenziamento del mutuo soccorso. Sulla scia di Soldani, dunque, esamina un’area dotata «di una propria omogeneità dal punto di vista spaziale, culturale ed economico» per interpretare la «struttura associativa in rapporto dialettico con il territorio su cui essa insiste» (p. 51). D’altra parte il lungo periodo esteso all’indietro emancipa il mutualismo dal telos dell’organizzazione di classe e valorizza la preesistenza di forme associative (confraternite, accademie, ecc.) diffuse e stratificatesi nel tempo, le cui funzioni saranno in parte ereditate dalle società mutue agevolandone l’insediamento dopo il 1870.L’a., sulla base di un cospicuo corpo di fonti a stampa (periodici, opuscoli, statistiche e, soprattutto, statuti) e d’archivio (prefettura, sottoprefettura, archivi di società) in gran parte raccolto nel disperso panorama degli istituti conservativi locali, delle società ricostruisce minuziosamente diffusione territoriale e temporale, scopi, funzionamento interno, ruolo pedagogico e ricreativo, funzione liturgica, quantificazione e composizione dei soci. Infine, affronta la loro «spinta propositiva verso la modernità», le iniziative promosse in nome dell’ideologia del progresso e volte, in un’area poco sviluppata, alla crescita culturale e civile dei lavoratori ed economica del territorio.Corredato da tabelle che illustrano aspetti diversi del fenomeno, da un Prospetto delle società e da un repertorio delle fonti a stampa utilissimi vista la frammentarietà e dispersione che spesso ostacolano questi studi, il lavoro rivela l’articolato panorama di una regione eccentrica e complessa ma poco frequentata dagli storici, e valorizza l’esperienza mutualistica cattolica.Il territorio e la sua densità, però, lungi dall’essere una chiave di lettura in grado di ridiscutere o meglio articolare i risultati già acquisiti dalla storiografia, si rivela uno spazio su cui proiettarli e riconfermarli per mostrare che anche qui il mutuo soccorso è esistito, un quadro d’applicazione piuttosto che un parametro interpretativo («anche nel Viterbese sulla scia del resto d’Italia» è un’espressione ricorrente). La specificità del contesto compare solo da p. 165 e interloquisce a fatica col resto della trattazione. Tale distacco è forse dovuto al tipo di fonti utilizzate nel centrale cap. 3, ovvero gli statuti che, nella loro astrattezza, riproducono schemi generali e poco dicono su pratiche effettive, rapporti con identità e assetti di potere locali, ecc. In una regione che ben si presta, come ha mostrato G. Nenci, a decostruire le tipologie generali, un maggior dialogo con le altre fonti pure impiegate dall’a. in altre parti del volume avrebbe consentito di restituire un quadro più vivace e aderente alla realtà sociale del territorio.La non rara ripetizione di frasi e concetti, infine, appesantisce la lettura.


Tommaso Petrucciani