SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Il Profeta e il Faraone. I Fratelli musulmani alle origini del movimento islamista

Gilles Kepel

Roma-Bari, Laterza, XX-244 pp., euro 14,40 (ed. or. Paris, 1984) 2006

L'assassinio di Anwar Sadat nel 1981 da parte di un militante di al-Jihâd rivelò all'improvviso al mondo occidentale l'esistenza, in Egitto, di un movimento rivoluzionario vasto e molteplice, che traeva il suo programma da un'interpretazione letterale e integralista dell'islam, spinta al punto da autorizzare il tirannicidio ? atto contrario all'etica politica del sunnismo tradizionale. L'indagine sui gruppi che componevano all'epoca la galassia dell'islamismo radicale egiziano è oggetto della tesi dottorale di Gilles Kepel proposta in Italia a oltre venti anni dalla sua pubblicazione in Francia. Kepel rintraccia le origini ideologiche dell'islamismo egiziano nella radicalizzazione del riformismo dei Fratelli musulmani sotto il regime nasserista, attraverso gli scritti di Sayyid Qutb, leader dei Fratelli e impiccato da Nasser nel 1966. Dalla teoria di Qutb l'islamismo egiziano degli anni Ottanta deriva la convinzione che l'islam indichi non solo il modello ideale della perfetta società musulmana, ma una teoria politica applicabile alla società contemporanea, attraverso il riconoscimento della jâhiliyya, ossia dell'estraneità dei regimi politici arabi degli anni '50 e '60 alla tradizione islamica (da cui la possibilità di denunziarli e abbatterli come «miscredenti»); la necessità per i credenti di praticare l'esilio e la separazione dalla società egiziana (la hijra, l'egira); infine, il ritorno violento all'azione, per imporre la perfetta società islamica con la guerra e l'uccisione dei tiranni empi (l'assassino di Sadat, Islambuli, dichiarerà subito dopo l'attentato: «Ho ucciso Faraone e non temo la morte», frase che sarà il grido di battaglia del movimento e dei suoi futuri martiri). Di questo pensiero si nutrono gruppi come Jamâ'at al-muslimîn, della cui ala più radicale è leader Shukri Mustafa, che, in coincidenza con gli accordi di Camp David, rapisce e uccide un esponente di spicco di Al-Azhar. È difficile riassumere in poche righe la ricchezza d'idee e di dati di un testo come quello di Kepel, ancora fondamentale nonostante il tempo passato e la mole di studi accumulata sullo stesso tema. Senza aderire ritualmente a schemi esegetici o sociologici ? il che avverrà più spesso nel più noto e fortunato Jihâd ? l'autore indica, per esempio, l'interpretazione alternativa, «legalista suo malgrado», che di Qutb porterà avanti il movimento dei Fratelli musulmani, spinti dall'apertura mostrata da Sadat nel corso degli anni Settanta a un processo d'integrazione politica ed economica alle istituzioni statali, i cui esiti sono oggi incontrovertibili. D'altro canto, la stessa apertura ? tesa a contenere l'opposizione di sinistra alle politiche di liberismo economico e accompagnata da spettacolari misure di re-islamizzazione della società egiziana ? consente la radicalizzazione del movimento studentesco islamico, la Jamâ?at islâmiyya, che canalizza il dissenso giovanile e diventa una delle forze di opposizione più rilevanti al regime; mentre la lettura in chiave di scontro di religioni dei conflitti con la popolazione copta, attuata dalle organizzazioni islamiste, indica una volontà radicale di pressione sullo Stato e di denunzia delle sue politiche di mediazione fra maggioranza e minoranza religiosa.


Bruna Soravia