SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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?La mia baracca?. Storia della Fondazione ?Don Gnocchi?

Giorgio Cosmacini

Roma-Bari, Laterza, pp. XXXVI-194, euro 28,00 2004

Questo libro nasce dalla collaborazione di medici, storici ed ecclesiastici, nell'intento evidente di illustrare sia la storia che la realtà presente e le prospettive attuali di una famosa istituzione a cui dettero e danno vita la scienza medica e l'amore per i sofferenti. È di Edoardo Bressan, già coautore con Giorgio Rumi di una recente biografia di don Gnocchi, il ritratto insieme obiettivo e appassionato del fondatore (1902-1956). Nei capitoli centrali Cosmacini chiarisce i due percorsi paralleli che si intersecano in questo libro. Il primo è quello attraverso il quale la scienza medica, che dalla fine dell'Ottocento con i progressi della microbiologia aveva dato ai medici la convinzione di poter ormai debellare una serie di morbi inesorabili, rivolse un interesse sempre maggiore ? dalla prevenzione e cura delle malattie ? alla riabilitazione dei portatori di un qualunque deficit, motulesi, minorati, da sempre relegati nella marginalità dell'isolamento o dell'ospizio. L'altro percorso è quello per cui don Gnocchi, dopo le tremende esperienze di cappellano militare degli alpini nei Balcani e poi in Russia, dalla primitiva intenzione di assistere e riabilitare i ?mutilatini? della guerra, estese il suo progetto prima ai bambini poliomielitici, poi a tutti quelli sofferenti di handicap fisico o mentale, persone cui sentiva doversi non solo carità ma giustizia. Per inserirli nella società, e dar loro, attraverso lo studio e il lavoro, la possibilità di una vita degna ? questo il fine di tutta la tenace ed appassionata attività del sacerdote lombardo ? bisognava anzitutto ricorrere alla scienza medica nelle sue varie specializzazioni. La medicina riabilitativa (la cui storia viene sintetizzata in appendice da un succoso testo di Vittorio A. Sironi) venne allora interrogata, sollecitata e quasi indirizzata su nuovi sentieri. Questo aspetto della gigantesca impresa di don Gnocchi è quello specialmente qui messo in rilievo. Viene descritto il modello riabilitativo seguito, a partire dallo studio della psicologia del bambino motuleso, e la collaborazione fra terapisti occupazionali e fisioterapisti. Vengono poi ripercorse a grandi linee le vicende della Fondazione ?Pro Iuventute?, anche dopo la morte di don Gnocchi. Sono gli anni in cui il posto dei mutilatini venne occupato dai bambini poliomielitici, allora numerosi dato il ritardo dell'Italia nella vaccinazione antipolio. Per essi viene costruito il centro pilota, come una piccola città. Le nuove modificazioni del quadro epidemico nei decenni seguenti (1962-92: presidente monsignor Pisoni) e l'avvenuta riabilitazione dei precedenti ospiti dei centri e dei collegi, ormai inseriti nelle famiglie, spingono la Fondazione a spostare la sua attenzione su altri soggetti: bambini focomelici (il talidomide!), stranieri, vecchi non autosufficienti. Si rinnovano anche le tecnologie, l'interventistica terapeutica è sempre più scientifica, ma lo spirito nella ?impresa della carità? resta immutato.


Annalucia Forti Messina