SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La peste bianca. Milano e la lotta antitubercolare (1882-1945)

Giorgio Cosmacini, Maurizio De Filippis, Patrizia Sanseverino

Milano, Franco Angeli, pp. 141, euro 17,00 2004

La volontà di dare risalto all'impegno profuso nella lotta antitubercolare, alle metodologie di cura, alla tipologia del rapporto medico-paziente, è il dichiarato criterio ispiratore degli autori, tra i quali, oltre a uno studioso affermato come Giorgio Cosmacini, troviamo Maurizio De Filippis, attivo presso l'Azienda ospedaliera ? Polo universitario ?Luigi Sacco? di Milano e storico di questa istituzione, e Patrizia Sanseverino, direttore marketing presso una scuola di formazione professionale nell'ambito delle medicine non convenzionali e collaboratrice della rivista «Il pianeta della salute». Pubblicata in onore di Ambrogio Cecchini, in occasione del decennale dell'istituzione della Fondazione ?Cecchini Pace? a lui dedicata, l'opera è articolata in tre parti (La storia, Le istituzioni, Gli uomini) e copre il lasso di tempo che va dalla scoperta dell'agente eziologico della malattia a quella della streptomicina, un microrganismo in grado di ?cancellare la tubercolosi dalla nera lavagna della patologia umana, nei paesi nordoccidentali del globo? (p. 27). Dopo un breve excursus storico sull'evoluzione della patologia e delle sue categorie interpretative e un sintetico quadro della diffusione della malattia sul territorio nazionale, nella seconda parte il libro descrive la fitta rete di iniziative promosse a Milano dalle autorità locali e da un nutrito gruppo di medici sociali per fronteggiare, spesso con successo, la grave endemia tubercolare: dall'opera dei dispensari all'assistenza all'infanzia, dai sanatori popolari agli ospedali del capoluogo e dei Comuni limitrofi. Ai medici impegnati sul fronte della lotta alla peste bianca (Maffi, Forlanini, Daddi, ecc.) è dedicata l'ultima parte, caratterizzata da una serie di brevi schede biografiche, la più ampia delle quali è riservata ad Ambrogio Cecchini. Sensibili al problema del ritorno in auge della patologia anche nei ricchi paesi occidentali, gli autori intendono, tra l'altro, suggerire agli attuali ?professionisti della salute un possibile percorso di presa in carico del paziente; una presa in carico non della sola malattia ma dell'individuo nel suo complesso? (p. 8). Tale obiettivo spiega la prospettiva adottata, che è prevalentemente interna al mondo medico: partendo dalle pubblicazioni a stampa coeve ci si muove infatti nel solco ormai consolidato della storia delle istituzioni sanitarie e ospedaliere, secondo un impianto spesso più descrittivo che analitico e una prosa scorrevole, giusta la natura divulgativa dell'opera. Nonostante la sua legittimità, talvolta il criterio ispiratore su accennato finisce, tuttavia, per disturbare la corretta impostazione dei problemi, mostrandosi un ostacolo laddove esso precede o sostituisce anziché seguire l'analisi, e piegando a sé, con forza apodittica, alcuni contenuti. Ad esempio la frase: ?Milano riuscì ad abbattere il muro di superstizione che aleggiava intorno alla costruzione di sanatori? (p. 37), risulta un'osservazione perentoria priva di agganci causali e di sponde esplicative. Eccessiva, forse, anche per un buon libro divulgativo.


Franco Plataroti