SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Enrico Mattei: petrolio e complotto italiano

Giorgio Galli

Milano, Baldini & Castoldi, pp. 440, euro 17,80 2005

La morte di Enrico Mattei è un vero e proprio giallo che, dall'inizio degli anni Settanta, pone molti interrogativi a un'Italia che, ostinandosi nel voler cercare un mandante esterno per l'uccisione del fondatore dell'Eni, celava una colpevole responsabilità. È questa la tesi che, sebbene in modo sfumato, Giorgio Galli presentava trent'anni fa, nella prima edizione del volume, pubblicata appunto nel 1976 con il titolo La sfida perduta: biografia politica di Enrico Mattei, ora riproposta insieme ad altre due successive parti in Enrico Mattei: petrolio e complotto italiano. La seconda parte fu pubblicata nel 1996 ? La regia occulta: da Enrico Mattei a piazza Fontana ? dopo la riapertura del caso Mattei e il ritrovamento di esplosivo nell'aereo su cui viaggiava il presidente dell'Eni, mentre la terza, inedita, fu pensata dall'autore dopo la chiusura dell'inchiesta del pubblico ministero della Procura di Pavia, Calia, nel 2003. Le 429 pagine del testo conclusivo dell'indagine confermarono senza dubbio che la morte di Enrico Mattei fu provocata da un'esplosione; purtroppo però non vanno oltre, descrivendo solamente il contesto all'interno del quale maturò il delitto, senza individuare mandanti ed esecutori. Utilizzando buona parte delle considerazioni contenute nel memorandum della Procura di Pavia, Giorgio Galli porta a termine lo studio iniziato trent'anni prima partendo dalla ricostruzione della vita e dell'opera di Mattei e giungendo a descrivere uno spaccato dell'Italia contemporanea sconcertante e ancora pieno di interrogativi. Il libro si chiude con la conferma dell'ipotesi formulata nel 1976: l'uccisione del presidente dell'Eni fu opera di un'organizzazione interna potente e raffinata, legata alla mafia e a un generale interesse, diffuso tra i politici e gli industriali italiani, a metterlo fuori gioco. Della sua eliminazione avrebbero goduto alcuni suoi collaboratori e in particolare Eugenio Cefis. Studiosi e critici hanno cominciato da allora a dedicare attenzione alla figura di Mattei, interessandosi soprattutto alla vicenda della sua morte, che in qualche modo ha contribuito a rendere mitico un uomo comunque fondamentale per la crescita dell'Italia postbellica. Galli tenta un'analisi complessiva dell'opera di Mattei, non lesinando le critiche. Il paese aveva goduto delle innovazioni realizzate coerentemente alla spregiudicata strategia del primo presidente dell'Eni, ma soffrì, dalla sua morte in poi, della corruzione che egli aveva lasciato in eredità a uno Stato troppo fragile per resistere a un'opera che snaturò il normale funzionamento del sistema politico. Il giudizio nel complesso negativo sull'azione di Mattei è appena mitigato dall'accenno al fatto che i sistemi di corruzione erano utilizzati ?per fini che si possono apprezzare?; ma al presidente dell'Eni è comunque attribuita la colpa di avere ?per primo messo in atto un meccanismo che negli anni successivi ha grandemente contribuito alla crisi della società italiana? (p. 224).


Ilaria Tremolada