SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La memoria di Auschwitz, storia di un monumento 1957-67

Giorgio Simoncini

Milano, Jaca Book, 216 pp., Euro 25,00 2011

Il complesso concentrazionario di Auschwitz dal luglio del 1947, con legge del Parlamento polacco, venne trasformato in Museo, a ricordo «del martirio del popolo polacco e di altri popoli in lotta contro il fascismo». Fin da subito, la regione concentrazionaria costruita dai nazisti costituita da tre campi maggiori (Auschwitz I, Auschwitz Birkenau e Auschwitz Monowitz) ai quali sono associati almeno 42 sottocampi di lavoro e che comprendeva oltre a Oswiecim anche molte altre aeree industriali e abitative, per ragioni politiche e pratiche viene ridotta a due soli campi (il campo base Auschwitz I e Birkenau) con una estensione di 191 ettari. Monowitz, gli altri sottocampi e le aree urbanizzate vengono esclusi, anche perché i sovietici ne riutilizzano gli impianti industriali, mentre i polacchi ne sfruttano gli insediamenti abitativi. Così il Museo cresce, in modo organizzato in quello che fu il luogo del martirio polacco (Auschwitz I), mentre il centro di concentramento e sterminio (Birkenau) rimarrà aperto ai visitatori, ma senza cura e interventi di conservazione (attuati solo a partire dalla fine degli anni ‘80). Il 1955 segna l'inizio dell'internazionalizzazione del sito, che darà la possibilità ai paesi coinvolti nelle deportazioni di aprire all'interno del campo base una loro esposizione permanente; due anni dopo, prende corpo l'idea di costruire a Birkenau un monumento che rappresenti i 23 Paesi di provenienza degli internati e sia adatto alle cerimonie di commemorazione, sempre più frequenti. Già a quest'epoca, ciò che resta del sistema Auschwitz assume più valenze: innanzitutto, storica, poi archeologica (per esempio, a partire dalle rovine dei crematori), memoriale (si incrociano nel sito diverse memorie europee spesso in conflitto) e, infine, monumentale (nell'enorme estensione rappresentata dai 191 ettari del museo, crescono monumenti alla memoria, di varia dimensione e visibilità). Col tempo ritrova attenzione e visibilità quello spazio che potremmo chiamare «Auschwitz fuori di Auschwitz» e che comprende tutte quelle aree ora inglobate negli spazi urbani e industriali (Monowitz o la Judenrampe, per fare solo due esempi). Il saggio/testimonianza di Giorgio Simoncini, tra i protagonisti che progettarono e realizzarono il Monumento internazionale posizionato a Birkenau, tra le rovine del Crematorio II e III, rende conto e ricostruisce una parte dell'evoluzione del sito memoriale, quella che riguarda la monumentalizzazione delle memorie; l'autore si prefigge di raccontare un episodio che ha visto, nel corso di dieci anni, dipanarsi un modo di intendere la memoria monumentale e cerimoniale del Museo. Simoncini ne fu protagonista con altri italiani, tra cui Pietro Cascella che concepì la soluzione definitiva, e Pericle Fazzini che fece bozzetti per realizzare una piattaforma marmorea da inserire nel progetto che fu tra i prescelti del concorso internazionale. Arricchiscono il libro, oltre al racconto dettagliato delle varie fasi del concorso, la riproduzione di documenti, fotografie e bozzetti che ormai sono andati perduti e che rappresentano una testimonianza unica e inedita (furono solo gli addetti ai lavori a visionare questo materiale).


Frediano Sessi