SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Giovani, socialisti, democratici. La breve esperienza di «Libertà!» (1924-1925)

Nicola Del Corno

Milano, Biblion, 196 pp., € 20,00 2016

L’interessante volume tratta l’attività del quindicinale dei giovani del Psu. «Libertà!» fu pubblicato per poco più di un anno dal gennaio 1924 e, pur avendo avuto una storia breve e travagliata per i frequenti sequestri subiti, rappresentò una palestra per giovani militanti e intellettuali che, con la piena affermazione del regime, sarebbero divenuti esponenti di primo piano dell’antifascismo organizzato e del socialismo, sconfitto dalla violenza ma capace poi di rinascere. Tra i giovani unitari, intenti a progettare una società nuova nonostante l’assenza di reali spazi di libertà, vi furono Basso, Faravelli, Tremelloni, Veratti, Greppi (direttore e, nel secondo dopoguerra, stimato sindaco di Milano), senza dimenticare che tra gli altri collaboratori del giornale vi furono Rosselli, Gobetti, Ascoli e Gentili. Ma scrissero su «Libertà!» anche dirigenti del Psu e intellettuali maturi, tra cui Turati, Matteotti, Zibordi (primo direttore), Arturo Labriola, Alessandro Levi, Ugo Guido e Rodolfo Mondolfo. «Noi e gli altri» fu tra le rubriche più costanti, «scritta, e quasi mai firmata, con lo scopo di definire con chiarezza e altrettanta nettezza le differenze teoriche e pratiche che esistevano soprattutto con le organizzazioni giovanili degli altri partiti e movimenti di sinistra» (p. 28). Duri i contrasti coi massimalisti di «Gioventù socialista» e coi comunisti di «Avanguardia», soprattutto sull’esito del 1917 russo. Gli unitari negavano l’identificazione tra rivoluzione e dittatura bolscevica, evidenziando l’assenza di pluralismo in Urss e l’uso sistematico della violenza contro le altre anime antizariste, a cominciare dai socialisti rivoluzionari. Una disputa ideologica, quella coi comunisti, che riguardò anche il contesto nazionale e testimoniò l’odio politico che serpeggiava tra le varie articolazioni del movimento operaio, che ostacolò ogni accordo tra gli antifascisti e fu centrale per il successo del duce. Ampio spazio è fornito alle nove Lettere ai giovani di Levi, preoccupato «di mostrare ai suoi lettori come fosse possibile coniugare il prezioso lascito risorgimentale soprattutto da un punto di vista ideale e morale – e quindi Mazzini e Cattaneo in primis – con le mai sopite aspirazioni a voler cambiare gli assetti della società proprie della giovane età» (p. 47). Le lettere suscitarono «riflessioni sul rapporto tra giovani, politica ed etica, soprattutto a proposito dell’evento dirimente della grande guerra» (p. 64); ne scrissero Greppi, Rosselli, Falco, Enrico Sereni e U.G. Mondolfo. Su altri temi i giovani unitari dibatterono anche con gli esponenti più anziani del Psu: revisionismo, socialismo e riformismo, democrazia e difesa del Parlamento, politica di classe e ceti medi, patria e internazionalismo (centrali le riflessioni su Jaurès). Laterale la questione femminile, trattata da Giulia Gentili Filippetti. Attenzione al laburismo inglese e, soprattutto, al fascismo: quali le cause e il suo futuro? Proprio sul futuro gli unitari, non da soli, sbagliarono. Il tramonto del regime non era prossimo, ma l’ottimismo della volontà lasciò presto il posto al pessimismo della ragione.


Andrea Ricciardi