SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Terra e potere. Gli usi civici nella Sicilia dell'Ottocento

Giovanna Canciullo

Catania, Giuseppe Maimone Editore, pp. 244, euro 12,39 2002

Attraverso una ricostruzione storica che evidenzia, dal secolo XVI fino al primo dopoguerra, la centralità del tema delle terre demaniali e dell'abolizione degli usi civici nella vita delle comunità meridionali, se ne ripropone l'attualità storiografica in base a coordinate metodologiche che si ispirano alle tesi di Polanyi sui ?presunti comportamenti utilitaristici dei soggetti operanti nel mercato? e di Thompson sull'economia morale". L'attenzione si sposta dalle analisi gramsciane e dalla più frequentata sfera economica a quella della vita quotidiana: le rivolte appaiono anche come risposta allo stravolgimento di norme morali condivise all'interno della comunità e in esse è possibile verificare l'emergere di linguaggi e pratiche proprie della lotta politica moderna. Il Mezzogiorno che si delinea, non arretrato e immobile, ma ricco di articolazioni sociali e territoriali con annesse gerarchie, rimanda all'IMES e a "Meridiana", nel cui ambito Gabriella Corona nel 1993 aveva fornito le coordinate della complessità del fenomeno per il Mezzogiorno continentale tra la fine del Settecento e il 1806. La ricerca archivistica su fonti catanesi e palermitane, tra cui le carte del Commissariato usi civici, presso l'Archivio centrale dello Stato, nell'archivio privato della famiglia Bianco a Sant'Agata di Militello, prospetta una chiave di lettura politica dei conflitti tra gruppi ma anche del rapporto pubblico-privato e centro-periferia. Il processo meridionale appare inoltre ben inserito nel contesto europeo, sia per la scomparsa progressiva di quasi tutte le pratiche comunitarie già durante l'età moderna, sia per nuove forme di economia contadina consentite dai compensi previsti per l'abolizione degli usi civici, secondo interpretazioni seguenti la destrutturazione della visione marxista delle enclosures come modo della proletarizzazione. La tesi è portata avanti con la consapevolezza dell'impossibilità di delineare un fenomeno omogeneo, ma l'iter normativo, dalle misure settecentesche alla legislazione ottocentesca borbonica e unitaria fino all'età giolittiana, alla pubblicazione degli atti della Giunta parlamentare per l'inchiesta dei contadini del Mezzogiorno, è proposto in modo da sottolineare alcuni percorsi privilegiati, che contengono in nuce lo sviluppo novecentesco della questione, ereditata dalle forze di sinistra. Essi sono il formarsi di nuove élites locali, interessate a mobilitare i ceti popolari e ad ottenere una qualche forma di riconoscimento; la lotta parlamentare e l'agitazione rivoluzionaria di Sinistra costituzionale e socialismo nel secondo '800; la centralità della questione agraria e contadina; il ruolo della cultura socialista e di quella cattolica, nel loro comune interesse per le cooperative; la ricostruzione del processo di accumulazione fondiaria; lo studio delle vertenze, dalla parziale rimozione della memoria collettiva delle promiscuità operata dai giuristi liberali, interessati a legittimare il solo modello della proprietà individuale e libera, al riappropriarsi da parte della cultura italiana di un'eredità giuridica che ha previsto per secoli una articolata tipologia di ?modi di possedere?.


Renata De Lorenzo