SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia del Ministero dell’Interno. Dall’Unità alla regionalizzazione

Giovanna Tosatti

Bologna, il Mulino, 339 pp., euro 26,00 2009

In sei capitoli, che rispecchiano fedelmente le fasi di periodizzazione della storia dell’Italia contemporanea, l’a. presenta i risultati di una ricerca articolata, puntuale e pienamente rispondente al titolo apodittico del volume. Il lavoro ripercorre, infatti, le vicende del Ministero dell’Interno quale istituzione cardine del sistema amministrativo della penisola, così come ereditato dal Regno di Sardegna e via via modificatosi fino agli anni ’70 del ’900. Le numerose carte dell’Archivio del Viminale rappresentano la principale fonte documentaria della ricerca.Grazie ad una contestualizzazione attenta e trasversale all’intero lavoro, l’a. supera il rischio, non infrequente per chi si occupa di storia della pubblica amministrazione, di rimanere soffocata nell’esposizione della ricerca dai numerosi nomi, decreti, norme, denominazioni compartimentali, ecc. che necessariamente devono essere di volta in volta riportati e discussi. Anche l’analisi prosopografica contribuisce a rendere più fluido il lavoro. Questa dimensione affiora con una certa frequenza per presentare biografie, singole (grand commis) o collettive (spesso di prefetti), ma in ogni caso di personaggi rivelatisi fondamentali nelle vicende ministeriali.L’analisi di lungo periodo consente, poi, di individuare e porre l’accento sui momenti più significativi di continuità e/o rottura tra una fase storica e la sua successiva, mettendo bene in evidenza una prevalenza della prima sulla seconda. Se di discontinuità si può parlare in termini di politiche e indirizzi, molto meno lo si può fare in merito agli uomini e alle strutture. Particolarmente indagata da questo punto di vista è la fase di transizione dal regime fascista alla Repubblica, a cui l’a. dedica il V capitolo, ricostruendo i percorsi epurativi dei funzionari e del personale e mettendo in discussione le articolazioni interne del Ministero. Le politiche e gli indirizzi diversi emergono, invece, attraverso, ma non solo, l’analisi dell’importanza assunta da una direzione generale rispetto ad un’altra. Va da sé, in altri termini, come, ad esempio, il ruolo della Direzione generale di pubblica sicurezza venisse accentuato in momenti come quelli di crisi di fine ’800 o durante il fascismo, mentre nel periodo giolittiano fosse prevalsa «l’anima sociale» del Ministero, rappresentata dalla Direzione generale dell’amministrazione civile (p. 115).Un’ulteriore qualità di questa ricerca è quella di aver ben saputo tenere insieme l’analisi delle strutture centrali con quella delle periferiche. Tale dimensione è stata inevitabilmente affrontata attraverso la disamina della rispondenza, che si è rivelata più o meno forte a seconda dei momenti e delle questioni, tra il Viminale e le prefetture.Desta qualche perplessità l’aver omesso dal volume una nota introduttiva e/o conclusiva, entrambe le quali avrebbero potuto accompagnare meglio il lettore tra le pagine del testo, ma ciò non toglie che chiunque vorrà cimentarsi con una ulteriore indagine su questo Ministero o su di una qualsiasi altra istituzione statale dell’Italia post-unitaria non potrà esimersi dal confrontarsi con questa ricerca.


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