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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Angola e l'Onu. Dagli inizi della lotta di liberazione alla fine della guerra civile (1961-2002)

Giovanni Armillotta

Roma, Aracne, 458 pp., Euro 23,00 2007

Il volume tratta del ruolo delle Nazioni Unite nella storia di continuo conflitto che l'Angola ha conosciuto a partire dall'esordio della lotta armata contro il dominio portoghese, nel 1961, fino al varo della United Nations Mission in Angola, nel 2002. Armillotta presenta una serie di materiali tratti dai dibattiti e dalle risoluzioni ONU saldandoli e contrappuntandoli con sintesi fattuali dei passaggi importanti in una storia complessa. Il suo obiettivo è quello di dare «continuità storica alle attività di ogni Paese della comunità internazionale che, sulla questione angolana, ha offerto il proprio contributo» (p. 25), Italia inclusa. La prima parte del volume si articola in diciassette capitoli: l'iniziale è sulle origini della guerra di liberazione, mentre i successivi sono dedicati alle vicende di ciascun anno fino al 1976 quando, a pochi mesi dall'indipendenza (1975), il paese è già scivolato nella guerra civile. La seconda parte, in sette capitoli, riguarda le missioni di pace ONU fra il 1989 e il 2002-03.A partire dalla tormentata esperienza di arroccamento coloniale del Portogallo tardo-salazarista, le vicende angolane hanno segnato la storia africana e internazionale ben oltre la centralità del paese - e del suo petrolio - nel sistema dei rapporti dell'Africa australe e della strenua resistenza al potere delle sue minoranze bianche. L'indipendenza è opera di movimenti rivoluzionari marxisti-leninisti, che subito dopo entrano in guerra fra loro, coinvolgendo attori locali, regionali e internazionali legati all'uno o all'altro dei due blocchi mondiali - Cuba e Sud Africa in primo luogo - e facendo del paese un teatro principe di confronto Est/Ovest. Concluso sul campo con l'uccisione nel 2002 di Jonas Savimbi, principale oppositore del governo di Luanda, il conflitto si è chiuso politicamente solo grazie a un paziente sforzo internazionale di ricomposizione delle fratture nel corpo del paese. Questa storia di guerra - col suo milione di morti - ha reso l'Angola - «suo malgrado», scrive Armillotta (p. 25) - uno scenario di primo piano per la diplomazia mondiale e per l'azione delle Nazioni Unite.Queste ed altre questioni fanno da sfondo al volume, dove affiorano a più riprese in rapporto alle vicende del coinvolgimento dell'ONU. Bisogna dire che l'impianto complessivo dell'opera, così condizionato dalla scelta dell'a. di «far parlare» l'ONU attraverso la voce diretta dei suoi documenti, resta fortemente segnato da una frammentarietà che è pericolo inerente le compilazioni documentarie. Le sintesi fattuali, minuziose, avrebbero tratto beneficio da una maggiore tensione analitica e critica e da un dialogo più serrato con la vasta letteratura esistente in diverse lingue relativa ai conflitti angolani, alle loro implicazioni internazionali e al ruolo di singoli paesi. Ciò avrebbe favorito la composizione di un affresco più chiaro e complessivo di questa vicenda intricata, giocata sul piano nazionale e interafricano, ma anche a diversi livelli della politica mondiale. Detto questo, il libro di Armillotta offre comunque un'utile presentazione al pubblico italiano di materiali per la lettura di un capitolo drammatico della storia del XX secolo.


Pierluigi Valsecchi