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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Gaetano De Lai ?l'uomo forte? di Pio X. Cultura e fede nel primo Novecento nell'esperienza del cardinale vicentino

Giovanni Azzolin

Vicenza, Accademia Olimpica, pp. 247, s.i.p. 2003

La lettura di questo volume suscita impressioni contrastanti, si ha infatti di fronte un argomento di interesse notevole ma anche un contenuto non del tutto adeguato all'importanza/difficoltà della tematica. A inizio Novecento due cardinali tra loro alleati in nome della difesa dell'ortodossia cattolica minacciata ? a loro parere ? dall'?eresia? modernista esercitarono un potere quasi incontrastato nella Curia romana del papa Pio X (1903-1914): il segretario di Stato Rafael Merry del Val e il segretario della Congregazione concistoriale Gaetano De Lai. Se nel primo caso il rilievo della funzione è evidente e costante nel tempo, nel secondo invece va chiarito che il potere di cui godette De Lai era direttamente connesso alla riforma della Curia realizzata da Pio X nel 1908, con l'eliminazione di alcuni antichi dicasteri e l'allargamento, talvolta decisivo, delle competenze di altri. È ciò che accadde alla Concistoriale, che si trovò di fatto nella condizione di esercitare un peso difficilmente sottovalutabile su gran parte dell'episcopato cattolico, potendo incidere sulla nomina e sulle caratteristiche del governo dei vescovi. Il sovrapporsi di tale facoltà e del clima di sospetto e di indiscriminata indagine diffusosi in quegli anni affidò a De Lai un ruolo di vero e proprio ?inquisitore?. L'interesse storiografico per la sua biografia non risiede dunque nella persona, e nel cursus honorum che la riguardò, ma nel ruolo e nel suo esercizio all'interno di un organismo istituzionalmente complesso come la Chiesa cattolica. Il lavoro di Azzolin, che va apprezzato per l'impegno nel raccogliere gli elementi già disponibili ma dispersi in lavori lontani (Gambasin e Mantese) o recenti e validi (Vian), affronta certo la questione ma in modo non del tutto adeguato sotto il profilo critico. Ad esemplificarne l'approccio può valere il seguente passo, relativo alla diatriba sulla presenza di modernismo nell'archidiocesi di Milano, all'epoca guidata dal cardinal Ferrari: ?Ora a creare quel falso sono stati alcuni chierici del seminario di Milano [?]. Ma a convalidare quel falso e a servirsene come arma di accusa contro il Ferrari è stata la Curia Romana, oppure la ?Segretariola' di Pio X, delle quali il dignitario più potente in quel momento era forse il cardinale De Lai. Probabilmente, però, essendo De Lai persona retta, accettò ? imprudentemente ? quel testo messo insieme dai chierici come copia delle parole del cardinale [Ferrari], senza accertarsi se era davvero così. E questo perché egli era convinto che il Ferrari, la pensasse così riguardo soprattutto all'«Unione», il giornale milanese, di penetrazione cattolica, della corrente larga o semimodernista o modernista pratica. E facilmente crediamo ? diceva Cicerone ? a ciò che desideriamo: Facile credimus quod cupimus? (p. 162). Per poi chiarire altrove: ?Questi prelati, come donna Prassede del Manzoni, scambiano spesso la volontà di Dio con quella propria? (p. 219)!


Giuseppe Battelli