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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Italia del Novecento. Le fotografie e la storia, vol. I/1, Il potere da Giolitti a Mussolini (1900-1945)

Giovanni De Luna, Gabriele D'Autilia, Luca Criscenti (a cura di)

Torino, Einaudi, pp. 358, euro 78,00 2005

Il volume inaugura una nuova serie dedicata allo studio della fotografia come fonte per la storia del Novecento. I saggi si concentrano sull'utilizzo da parte dello Stato italiano della fotografia come strumento di nazionalizzazione delle masse. I primi due, di Gibelli, evidenziano come le fotografie del periodo postunitario abbiano avuto la funzione di unificare ?visivamente? il paese, fornendo un catalogo dei paesaggi e della popolazione. L'a. si sofferma sulle novità introdotte dalla prima guerra mondiale con la creazione dei primi reparti fotografici dell'esercito, e sottolinea come l'uso della fotografia per la creazione di un fronte interno compatto si sia tradotto in una raffigurazione della guerra scevra di riferimenti alla violenza e alla morte degli italiani. I curatori dedicano numerosi saggi all'analisi del periodo fascista. A eccezione di Perrone, che indaga l'autorappresentazione degli squadristi torinesi, gli altri autori si inseriscono nel dibattito relativo alla natura totalitaria del regime, e vedono nell'Istituto Luce un osservatorio privilegiato per analizzarne le intenzioni, le trasformazioni e le aporie. D'Autilia sottolinea l'importanza attribuita dal Luce ai film, e solo in secondo luogo alle fotografie, nell'educazione degli italiani al fascismo e nella ricerca del consenso. Per l'a. la molteplicità dei messaggi presenti nelle immagini rappresenta un segno dei limiti del progetto totalitario fascista. Questi temi sono ripresi da Luzzatto ed Ellena, che sottolineano le difficoltà del Luce nel presentare il fascismo come un simbolo a un tempo di restaurazione e rivoluzione, e la presenza di arene visive alternative rispetto a quelle volute dal regime. Il tentativo di raffigurare un'unione tra la società e lo Stato si traduce per Luzzatto nel progressivo isolamento dell'immagine del duce rispetto alle masse, e per Ellena nello scarto tra le fotografie raffiguranti il corpo sociale della nazione e quelle provenienti dal mondo dei consumi e del tempo libero. Il saggio conclusivo di Mignemi evidenzia il frantumarsi dello sguardo fascista in una varietà di rappresentazioni della guerra, prodotte dai diversi attori impegnati sul fronte italiano. Il libro costituisce un ottimo strumento di analisi del ruolo ricoperto dalla fotografia nella costruzione dello Stato italiano. Il suo merito maggiore è di apportare nuova linfa e vitalità ai dibattiti riguardanti la nazionalizzazione delle masse e il consenso in epoca fascista. Come ogni buon libro, solleva una serie di questioni. Il tema dell'importanza della fotografia in epoca coloniale viene citato solo di passaggio, e questa lacuna lascia piuttosto perplessi, considerato che proprio le guerre di Libia e d'Etiopia inaugurarono un uso più consistente della fotografia da parte dello Stato. La seconda questione va forse oltre le intenzioni iniziali dell'opera, ma merita di essere menzionata. Essendo il tema centrale dell'opera lo Stato, sarebbe stato interessante inserire un'analisi più approfondita della fotografia come strumento di classificazione e identificazione della popolazione, capace di nazionalizzare le masse in pratiche burocratiche comuni.


Elisabetta Bini