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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Italia del Novecento. Le fotografie e la storia, vol. I/2, Il potere da De Gasperi a Berlusconi (1945-2000)

Giovanni De Luna, Gabriele D'Autilia, Luca Criscenti (a cura di)

Torino, Einaudi, pp. 568, euro 85,00 2005

Il testo costituisce il secondo tomo di un volume dedicato all'analisi del rapporto tra la fotografia e il potere politico nell'Italia del Novecento, e si incentra sugli anni che vanno dalla fine della seconda guerra mondiale all'avvento di Berlusconi. Vari saggi affrontano il tema della continuità tra il periodo fascista e quello repubblicano. Gozzini e Ventrone evidenziano come il frantumarsi dello sguardo fascista si sia accompagnato a una rappresentazione della vita democratica che continuava a escludere le lotte operaie e contadine dallo sguardo ufficiale. Allo stesso modo, Lupo sottolinea come le fotografie pubblicate sulla rivista «Italia» proponessero una raffigurazione degli interventi pubblici per molti versi simile a quella fascista, se pur priva dei suoi toni militareschi. Una delle parti più interessanti del libro riguarda l'importanza della fotografia nell'autorappresentazione dei partiti di massa. Gariglio, Agosti e Criscenti rintracciano la trasformazione dell'immagine della DC, del PCI e dei socialisti, sottolineando le novità introdotte dal dopoguerra nell'utilizzo dei giornali per raggiungere i propri elettori, e la sostituzione del culto del duce con la raffigurazione del legame democratico tra i leader di partito e i cittadini. Il significato delle lotte degli anni '60 e '70 è oggetto di un saggio di De Luna, il quale sostiene che i fotografi militanti rivestirono un ruolo importante nel mettere in discussione i rapporti gerarchici esistenti all'interno dei partiti di massa, attraverso la rappresentazione delle nuove forme di politica inaugurate dai movimenti. Di particolare interesse sono i saggi dedicati all'iconografia politica degli ultimi vent'anni. De Luna evidenzia come, a partire da Craxi, la figura del leader politico abbia sostituito sempre di più quella del partito, affidandosi alla pubblicità per costruire la propria immagine. Inoltre, sottolinea gli elementi di rottura introdotti da Berlusconi, sostenendo che l'enfasi sempre maggiore sull'individualità del leader, e la sostituzione della televisione ai luoghi tradizionali della politica, rappresentano ?una delle rotture più significative rispetto a tutta l'autorappresentazione della politica nel Novecento italiano? (p. 470). Nonostante i suoi meriti, il volume presenta alcuni limiti, dovuti forse al fatto che il tema della propaganda politica nel secondo dopoguerra ha finora ricevuto scarsa attenzione. In particolare, gli autori avrebbero potuto utilizzare le loro fonti in maniera più coraggiosa. Quasi tutti hanno analizzato fondi fotografici di riviste e giornali ma, con poche eccezioni, non forniscono mai informazioni riguardanti le proprie fonti. L'analisi della fotografia risulta così appiattita su se stessa, priva di riferimenti alle scelte editoriali e iconografiche di fotografi e giornalisti, al contesto della pubblicazione o all'entità della circolazione. Inoltre, la scelta di dedicare il volume alla fotografia avrebbe dovuto indurre gli autori ad analizzare maggiormente altre forme di iconografia politica, per esempio le immagini dei manifesti politici, dei cinegiornali e della televisione.


Elisabetta Bini