SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La passione e la ragione. Fonti e metodi dello storico contemporaneo

Giovanni De Luna

Milano, La Nuova Italia, pp. 292, euro 20,14 2001

Esperto di mass media, De Luna fa buon uso della tecnica del montaggio per rifondere altri suoi contributi (a partire da L'occhio e l'orecchio dello storico) in un libro dall'impianto manualistico: che cos'è la storia contemporanea, chi la studia, quali le fonti e i metodi, come la si racconta. Del manuale l'opera ha anche l'assertività, ma una forte opzione ?soggettivista? ne fa piuttosto l'ambizioso manifesto di una particolare visione del mestiere di storico: uno studioso che invade ?il territorio delle emozioni e delle passioni?, ?crea? il fatto storico e le fonti, ?mette in gioco il proprio vissuto? e si misura nell'arena dell'uso pubblico della storia con le armi dei suoi concorrenti, rivedendo il ?modello tradizionale ?scritto' del suo discorso? (p. 266 e passim). Gli stessi esempi usati per chiarire alcune questioni epistemologiche e di metodo, tratti per lo più dalla personale esperienza dell'autore, sottolineano questo carattere del libro. Come per gran parte della storiografia, la cui riflessione sul Novecento è scaturita dalla fine del comunismo, per De Luna la storia contemporanea coincide con il secolo breve compreso tra il 1914-17 e il 1989-91. Molto esplicito nel trarne le conseguenze, egli colloca anzi nel ventennio tra le due guerre il ?cuore cronologico e concettuale? del secolo (p. 22), conferendogli un baricentro così arretrato da confermare che anche la più canonica delle periodizzazioni è in realtà discutibile come le altre. Secolo delle masse, il Novecento segna una rottura nel fluire del tempo storico per effetto della simultaneità indotta dai moderni mass media. Le sfide che questi lanciano agli storici, imponendo di aggiornare gli stessi statuti scientifici della disciplina, sono oggetto di una riflessione assai originale in cui risiede il maggior pregio del libro. I problemi legati all'avvento del cosiddetto ?digitale", di Internet e del web, non sono peraltro molto approfonditi: anche in questo caso l'orizzonte è circoscritto al 1989-91, cioè in sostanza pretelematico. Ben altrimenti pregnanti sono in effetti le considerazioni di De Luna a proposito dei media audiovisivi: fotografia, cinema, radio e televisione. Meno felici le pagine sui soggetti della conoscenza storica. I diversi approcci alla storia vi vengono infatti assolutizzati in ?tipi? di studiosi resi caricaturali da etichette ad effetto ? lo storico-vampiro, l'antropofago, il cerusico, ecc. ? che rischiano di affogare la complessità dei problemi in una sorta di spettacolarizzazione classificatoria. A tali figure viene opposto il modello positivo di uno storico-narratore, di un ?nuovo orco? che non si limita più a fiutare carne umana, ma vuole ?vederla, sentirla, toccarla? (p. 132). Artifici retorici a parte (costui viene definito persino come ?storico-enzima?, capace di rendere digeribile il passato, p. 63), si istituisce così una gerarchia fra strategie di ricerca, che contraddice quanto giustamente afferma lo stesso De Luna quando scrive che ognuna di esse è buona purché sia idonea a risolvere il problema affrontato.


Tommaso Detti