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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il biennio compromissorio (maggio 1945/aprile 1947). L'Italia del «Don Basilio»

Giovanni Di Capua

Prefazione di Giancarlo Galli, Soveria Mannelli, Rubbettino, 498 pp., euro 25,00 2006

È il secondo volume di una trilogia dedicata alla ricostruzione degli anni fondativi del nostro attuale sistema politico-costituzionale. È la storia di un paese reduce dalla fine rovinosa di una guerra e della dittatura che su di essa aveva scommesso il proprio futuro. Il popolo italiano ne pagò l'azzardo. Di Capua esamina il periodo immediatamente successivo alla Liberazione, la ricucitura di una società spaccata letteralmente in due dal fronte di guerra, la faticosa ripresa di un sistema politico che vide protagonista assoluto un soggetto fino ad allora marginale nella nostra storia costituzionale, ovvero più soggetti tra loro parzialmente omologhi per struttura ma spesso alternativi per ideologia e obiettivi: quei partiti politici di cui il fascismo aveva sperimentato la versione monistica e totalitaria. Il volume merita di essere consultato da chiunque intenda ripensare a quel fondamentale biennio in cui furono poste le basi della Repubblica. È proprio nell'ottica del ripensamento che l'autore utilizza una cospicua messe di documenti, in particolare articoli di quotidiani e verbali ministeriali, ricordando una verità metodologica che la storiografia rischia di obliare quando si accanisce nella ricerca del documento d'archivio inedito quasi fosse garanzia assoluta di innovazione nella ricostruzione di una vicenda, e la novità fosse sinonimo di verità storica. Una valida e ampia documentazione è premessa necessaria per una buona storiografia, ma il suo carattere inedito non garantisce alcunché. Quel che innova è sempre l'occhio dello storico e la scelta dei luoghi e dei personaggi su cui concentrare l'attenzione. Nell'incrociare i punti di vista dei vari organi di partito, nella lettura meticolosa della memorialistica di protagonisti dell'epoca, l'autore restituisce bene il clima del biennio 1945-47. Trovano così conferma alcuni dati. Anzitutto, la fragilità dell'unità resistenziale già messa a dura prova prima del 25 aprile; quindi la diversa natura tra il PCI del Sud e quello cresciuto oltre la Linea Gotica e il conseguente tatticismo della politica togliattiana tra piazza e palazzo. Evidente poi la sostanziale refrattarietà di ampi strati della società italiana post-bellica all'avventurismo insito nei proclami rivoluzionari lanciati dalle sinistre. Le numerose stragi post-25 aprile incisero in tal senso. Inoltre l'anticlericalismo rappresentato da riviste satiriche come «Don Basilio» seminò di più tra gli ancor ristretti ceti borghesi colti che tra le masse rurali semianalfabete. Una propaganda, la sua, che raccoglierà frutti qualche decennio dopo in una società ormai secolarizzata. Da segnalare infine la rilettura della vicenda costituente, processo a più fasi tutt'altro che riducibile al grande compromesso «catto-comunista», e piuttosto figlia di estemporanee convergenze maturate di volta in volta tra diversi partiti su singoli articoli della Costituzione. Di qui il carattere contingente di alcune sue parti e la complessiva natura di documento programmatico e di indirizzo, da attuare nel futuro anche attraverso una sua riforma divenuta oggi urgente ma certo non risolutiva delle molte anomalie italiane.


Danilo Breschi