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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il nostro Statuto è il contratto. La Cisl e lo Statuto dei lavoratori (1963-1970)

Giovanni Graziani

Prefazione di Vincenzo Saba, Roma, Edizioni Lavoro, 327 pp., Euro 16,00 2007

Il volume di Giovanni Graziani, il quale con il tema del rapporto tra «legge e contrattazione collettiva» si è già cimentato con la curatela della raccolta degli scritti di Mario Grandi (Roma, Agrilavoro, 2003), ricostruisce la vicenda che ha portato all'approvazione nel 1970 dello Statuto dei lavoratori, cercando di colmare il vuoto su un tema al quale «non è stato dedicato alcun libro, né alcun contributo specifico di una certa consistenza» (p. 5). Rimettendosi all'impianto storiografico che ha fatto da sfondo alla ricerca di Vincenzo Saba, che ha anche firmato la Prefazione, l'a. analizza, attraverso la strumentazione del diritto del lavoro mediata con materiali documentari pubblici, il tortuoso cammino che ha portato alla Legge n. 300 del 1970, prendendo le mosse dalla lontana proposta di Filippo Turati del 1920, soffermandosi poi sulla richiesta avanzata a nome della CGIL da Giuseppe Di Vittorio nel 1952, approfondendo quindi il contributo di Fiorentino Sullo come ministro del Lavoro nel terzo governo Fanfani nel preparare l'incontro tra DC e PSI, per poi mettere a fuoco le suggestioni di Pietro Nenni sulla «Costituzione nelle fabbriche». Sul retroterra costituito da questi «antenati», la ricostruzione - sintetizzata in una puntuale cronologia finale - si allarga al fitto dibattito maturato nel corso degli anni '60 sulle «regole» delle relazioni industriali, che conobbe un'accelerazione con le diverse proposte elaborate da Gino Giugni in favore di una legislazione di sostegno, per approdare al disegno di legge presentato dal ministro del Lavoro del primo governo Rumor, Giacomo Brodolini, che finì per espungere l'alternativa rappresentata dall'accordo quadro. Il cuore del saggio, tuttavia, è dedicato alla cultura della CISL, condensata nella risposta negativa del segretario Bruno Storti - evocata anche nel titolo - di fronte alle proposte maturate nella stagione del centro-sinistra per «ingabbiare» per via legislativa la cittadinanza del sindacato e la promozione dei lavoratori. La «sconfitta» della posizione della centrale sindacale fondata da Giulio Pastore attorno a questi caratteri genetici - resi anche nella ricca documentazione riportata in appendice - è ricondotta al cambiamento della «carte in tavola» operato dalla «nuova CISL» trainata dalla componente metalmeccanica, che, battendo la strada dell'unità sindacale, allentò i contrappesi rispetto agli equilibri confusi che si stavano determinando sul terreno politico. Si tratta di una ricostruzione a tesi, che, peraltro, non toglie interesse alla domanda conclusiva - che fuoriesce, comunque, dal campo storiografico - su a chi abbia dato ragione la storia. Abbozzando un confronto in chiave comparativa con altri paesi del mondo occidentale, Graziani perviene alla risposta che il diritto privato negli ultimi venti anni si sia preso una «rivincita», che ora attende di essere tradotta compiutamente attraverso la costruzione di un sistema di regole basato sull'autonomia che le parti si riconoscono. A questo livello, però, il confronto non può che procedere con altri strumenti di analisi.


Paolo Trionfini