SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Renzo De Felice storico della politica

Giovanni Mario Ceci

Soveria Mannelli, Rubbettino, 499 pp., euro 22,00 2008

Esito di ricerche per la tesi di laurea, il libro di Ceci è un'accuratissima ricostruzione dell'opera storiografica di Renzo De Felice lungo un quarantennio: dai primi studi nel campo della storia degli ebrei e del giacobinismo, fino all'apertura del grande cantiere sul fascismo. Il primo capitolo definisce le coordinate metodologiche del lavoro defeliciano, ponendole in relazione al magistero di Federico Chabod e Delio Cantimori: una concezione pienamente storicista e umanista del corso storico, che pone al centro del suo interesse i punti di vista e gli stati d'animo degli individui, associata a una postura critica avalutativa, in cui, cioè, la fedeltà documentaria tutela il ricercatore dalla proiezione sulla storia dei propri valori morali e politici. Il secondo capitolo affronta la questione dell'originalità del biografo di Mussolini, rinvenuta nella messa a punto di un approccio culturale e antropologico alla storia politica del fascismo, incentrato, a partire dagli anni '70, sul concetto innovativo di «cultura politica». Da qui in avanti, il lavoro di Ceci prosegue esaminando da vicino le scelte e le interpretazioni più significative dello storico reatino: per citarne solo alcune, il taglio biografico; l'approccio al fascismo come ad un mosaico da affrontare «per tessere» e «dall'interno» delle soggettività coinvolte; la distinzione tra movimento e regime, tra veri fascisti e fiancheggiatori, tra aspirazioni e realizzazioni del ventennio; il problema del consenso e della ricezione della propaganda; il ruolo della «zona grigia» nella guerra civile del '43-45, fino alle ultime riflessioni sul totalitarismo e il rapporto tra fascismo e Rivoluzione francese. Grandi e importanti temi, insomma, che smentiscono l'idea aprioristica di una «insofferenza dell'allievo di Chabod e Cantimori verso le concettualizzazioni, le definizioni complessive, le categorizzazioni, le interpretazioni generali» (p. 445). Purtroppo questo libro ben scritto, sorretto da una conoscenza approfondita e da una genuina passione per l'opera defeliciana ? scoperta tra gli scaffali della biblioteca di famiglia ? finisce per ridursi a una sorta di glossa, che impedisce all'a. qualunque autonomia di ricostruzione rispetto alle prese di posizione del soggetto del suo studio. Il ricorso a frequentissime citazioni, l'assoluta mancanza di distinzione tra i lavori più propriamente storiografici e i molti interventi sulla stampa, l'accostamento acritico di posizioni distanti tra loro decenni, rivelano una concezione graniticamente continui sta della biografia intellettuale di De Felice, che porta l'a. a liquidare con frettolosi e ambigui riferimenti l'adesione giovanile al marxismo; a riferirsi alla polemica sul «revisionismo» solo con allusioni che non nominano mai la controparte; a non tematizzare le fondamentali implicazioni di una visione dello storico come intellettuale chiamato a «proporre un'immagine della propria comunità nazionale» (p. 76). Il risultato è un commento ampio e documentato, ma che non apporta molto di nuovo alla conoscenza del ruolo fondamentale svolto da De Felice non solo nella storiografia italiana del secondo dopoguerra, ma anche nella «cultura politica» del suo paese.


Gilda Zazzara