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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Cisl dal 1950 al 1971. Sindacato e politica economica

Giovanni Michelagnoli

Roma, Edizioni Lavoro, 221 pp., Euro 16,00 2011

La cultura economica che soggiace alle scelte della Cisl sin dalla fondazione è alla base di questo libro e ne costituisce il filo conduttore. Esso rievoca il complesso delle dottrine economiche su cui sono formulate le principali iniziative in tema di lavoro e di sviluppo e dedica ampio spazio alle vicende contrattuali, alla cui definizione il «sindacato cattolico» concorre con il proprio contributo che gli vale un forte radicamento all'interno delle fabbriche, come nel caso della contrattazione articolata. L'a. ricostruisce anche il dibattito sulla riforma della politica salariale e sulla programmazione economica: con la proposta del risparmio contrattuale il sindacato di Pastore indica uno strumento con cui finanziare lo sviluppo, e con le osservazioni eccepite allo schema Vanoni, alla Nota aggiuntiva di La Malfa e al Rapporto Saraceno mostra un crescente margine di autonomia rispetto ai governi a guida democristiana.Ne viene fuori l'immagine di un'organizzazione che utilizza il proprio ruolo come gruppo di pressione nei confronti del governo e che sceglie il campo della politica economica per spingere a favore di un più efficace intervento pubblico nell'economia e a sostegno del lavoro. Il tema salariale e contrattuale, le proposte in materia di programmazione e quelle sulla riforma del sistema previdenziale e della formazione professionale attestano la Cisl di questi anni quale soggetto protagonista della sfera pubblica. Ma emerge anche la sua debolezza nell'affermare i propri indirizzi in materia economica: occorre infatti quasi un ventennio di dibattito per vedere poi, di contro, affermare il principio dello scambio (più squisitamente politico) fra tregua salariale in cambio di riforme. Al limite della periodizzazione seguita (e che ne detta le ragioni della scelta) l'a. traccia il nuovo profilo dell'organizzazione, votata sempre più verso una politica dei redditi e ad una più stretta collaborazione con le altre confederazioni, a partire dalla progressiva convergenza di alcune categorie come la Fim/Cisl, la Fiom/Cgil e la Uilm.La struttura del libro appare però, in generale, un po' troppo schiacciata sugli aspetti contrattuali e sacrifica il dato politico per quello strettamente economico. Se il complesso delle dottrine economiche concorrono a definire la mitografia della Cisl dimostrandone la scelta produttivistica o, meglio, aziendalistica (il termine si presta meno ad equivoci visto che anche la Cgil, seppure con un impianto assai diverso, si attesta su linee produttivistiche per contrastare la disoccupazione), non è dato sufficientemente conto sia del quadro esterno, contraddistinto dall'influenza del sindacalismo americano e dal condizionamento della guerra fredda, sia della conflittualità sociale che attraversa la società italiana e il mondo del lavoro, e che dirompe con l'autunno caldo.Nel complesso se ne ricava una lettura assai agevole, che presenta in modo efficace al lettore temi impegnativi, come quelli dell'economia, offrendosi come un'importante strumento per comprendere quale ruolo potrebbe essere svolto oggi dal sindacato, di fronte all'attuale tema della programmazione economica.


Roberto Bruno