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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La cipolla del signor Taylor. Fascismo, propaganda, organizzazione scientifica del lavoro agricolo (1926-1935)

Giovanni Murru

Oristano, S'Alvure, 117 pp., Euro 15,00 2009

Nell'Italia degli anni '20 e '30, lo studio, la sperimentazione e l'applicazione del taylorismo - ce lo ricorda questo agile libro di Giovanni Murru - investirono in misura rilevante anche l'agricoltura. L'Ente nazionale italiano per l'organizzazione scientifica del lavoro, l'organismo costituito nel 1926 per iniziativa della Confindustria proprio con l'obiettivo di favorire la conoscenza dei principi del taylorismo e incentivarne l'adozione, dedicò una parte significativa della sua azione alle imprese rurali. Si tratta di un aspetto poco noto del taylorismo all'italiana. Se infatti le aspirazioni tecnocratiche del primo fascismo, il rapporto con il dibattito internazionale, l'applicazione all'industria e perfino il più circoscritto fenomeno della razionalizzazione del lavoro impiegatizio sono stati oggetto di studi e ricerche, l'impatto sul lavoro dei campi è invece finora rimasto sostanzialmente in ombra.Eppure, stando all'abbondante materiale analizzato da Murru, l'impegno dell'Enios in ambito agricolo non fu per nulla trascurabile. Al centro di quell'impegno fu soprattutto un'incessante attività di informazione e propaganda, portata avanti sulle pagine del principale organo di stampa dell'ente, «L'organizzazione scientifica del lavoro», mediante altre tre riviste, «L'agricoltura razionale», «Nuova vita rurale» e «Casa e lavoro» (dedicata quest'ultima all'economia domestica e all'applicazione dei principi della razionalizzazione alla cura della casa e ai consumi), e attraverso la diffusione di film, manifesti, promemoria e schemi didattici. L'obiettivo era incentivare l'aumento della produttività nel settore agricolo, convincendo l'agricoltore ad adottare tecniche e mezzi produttivi più moderni ed efficienti. Grande enfasi venne quindi data alla meccanizzazione, all'uso dei fertilizzanti, ma anche alla prevenzione degli infortuni, alle condizioni igieniche degli ambienti domestici, alla gestione dei consumi e agli agglomerati rurali.Il volume offre una ricognizione esaustiva della propaganda del taylorismo agricolo, ripercorrendone temi e forme anche con ampie citazioni dalle riviste dell'Enios. Rimangono tuttavia sullo sfondo l'approfondimento degli snodi problematici e l'esame dell'effettiva applicazione e dei risultati conseguiti. Due questioni, trattate con pochi accenni, avrebbero inoltre meritato un'attenzione ben maggiore: da un lato, l'irrisolvibile contrasto tra il management scientifico, che implicava una struttura della proprietà «all'americana», formata cioè da poderi ampi e attrezzati, e la politica agraria del fascismo, che al contrario perseguiva il frazionamento della proprietà a fini di stabilità sociale; dall'altro, la svolta costituita dalla depressione economica dei primi anni '30, che sancì di fatto la crisi delle istanze razionalizzatrici, dal momento che il problema non era più l'aumento dell'offerta e il risparmio di lavoro ma l'assorbimento della disoccupazione e la creazione di una domanda capace di mantenere i livelli produttivi raggiunti.


Alessio Gagliardi