SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le città meridionali in età giolittiana. Istituzioni statali e governo locale

Giovanni Schininà

Acireale-Roma, Bonanno editore, pp. 290, euro 16,00 2002

In linea con la storiografia più recente, anche il volume di Giovanni Schininà ? dottore di ricerca a Roma Tre e collaboratore della Facoltà di Scienze Politiche di Catania ? parte dalla premessa che l'inizio del Novecento sia un periodo di transizione da un modello notabilare d'azione politica a un modello più ?moderno?, e che debba quindi essere studiato discernendo con cura i fili del passato da quelli del futuro. Quest'opera di analisi Schininà la compie sull'oggetto storico rappresentato dai rapporti fra potere centrale da un lato, poteri e società urbane meridionali dall'altro, basando le sue osservazioni sulla storiografia, sulle statistiche elettorali, e soprattutto sul Fondo Comuni del Ministero dell'Interno ? ch'è depositato ovviamente all'ACS. Il risultato finale è di buona qualità. Accresce l'interesse e la leggibilità del libro la scelta di costruire prima il quadro analitico con considerazioni di portata generale, per poi ricondurle all'osservazione puntuale di questo o quel caso locale. Le considerazioni, inoltre, sono spesso condivisibili. Non vi è alcun dubbio, ad esempio, che per valutare equamente l'opera di Giolitti sia necessario tenere nel debito conto i vincoli assai stretti all'interno dei quali egli si muoveva: vincoli sincronici di una società che pretendeva e resisteva, e vincoli diacronici di una storica politica nazionale che presentava problemi di lungo periodo, proponendo allo stesso tempo soluzioni sperimentate e perciò facili e allettanti. Schininà mi sembra descriva anche bene i due cardini sui quali ruotava la strategia di Giolitti: il desiderio di accettare e anzi promuovere la modernizzazione della società e della politica, e al contempo l'esigenza che questo processo non mettesse in pericolo l'egemonia liberale sulle istituzioni. E rileva giustamente come lo statista piemontese lasciasse spazi più ampi alla vita pubblica amministrativa che a quella politica e parlamentare, usando la prima quale luogo di sperimentazione di soluzioni alternative e di sfogo per le passioni più accese. Ingannato dal suo punto d'osservazione, l'autore sopravvaluta in conclusione l'importanza delle relazioni fra centro e periferia nella crisi del sistema giolittiano di potere. Non vi è dubbio che negli anni immediatamente precedenti la Grande Guerra lo Stato liberale e la sua classe dirigente cominciassero a perdere il controllo d'una società in via di politicizzazione ? e politicizzazione non liberale. Ma questo fenomeno non può certo essere ridotto soltanto, e neppure in prevalenza, a una crisi nel rapporto fra centro e periferie ? inteso, come avviene in questo libro, nel senso ben preciso del rapporto fra il governo e i poteri locali. È cosa assai più generale, un dramma politico che si svolge nella società, a Montecitorio, nelle assemblee comunali, infine nelle piazze, e nelle relazioni reciproche fra tutti questi soggetti.


Giovanni Orsina